Lo chiamano « mansplaining »; avviene quando un uomo, presupponendo che la sua interlocutrice non sia in grado di comprendere appieno un argomento in quanto donna, ha tendenza a « spiegare ». 

È un fenomeno comune, banale, si verifica nella maggior parte dei casi senza aggressività, l’uomo che lo pratica è in genere in buona fede e realmente convinto che la sua « spiegazione » possa finalmente illuminare l’interlocutrice sul tema dibattuto in quel momento. 

Questa buona fede e la banalità del comportamento hanno fatto sì che il fenomeno si verificasse regolarmente, dalla notte dei tempi, in maniera indisturbata, insinuandosi nelle dinamiche di milioni di  dialoghi, finché, nel 2008, l’autrice americana Rebecca Solnit ne ha sottolineato la violenza intrinseca coniando il termine « mansplaining ». 

Durante una serata trascorsa fra amici, uno degli invitati volle spiegare alla Solnit un concetto in maniera paternalistica, trattando la scrittrice con condiscendenza. Per rafforzare l’autorevolezza del suo pensiero, l’uomo citò un libro: un libro scritto da Rebecca Solnit stessa!  

Si può dire che la televisione e i media ci abbiano per anni  « educati » al mansplaining. 

Nei talk show, nei telegiornali, in tutti i programmi TV, è molto comune vedere uomini interrogati sugli argomenti che richiedono il parere di un esperto. Le donne sono decisamente meno presenti, e quando riescono a farsi uno spazio, non è raro che vengano puntualmente contestate o relegate a un ruolo marginale nel dibattito. 

È un fatto: le donne sono raramente interpellate dai media. A interpretare quanto accade nel mondo sono quasi sempre gli uomini: nell’82% dei casi secondo i risultati nazionali del Global Media Monitoring Project 2015. 

Eppure le donne esperte ci sono, eccome. L’Italia vanta fior fior di ricercatrici, esperte in innovazione, scienziate elogiate dalle università del mondo intero. 

Per questo l’Osservatorio di Pavia e l’associazione Gi.U.Li.A. (Giornaliste Unite Libere Autonome) , in collaborazione con la Fondazione Bracco e con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, hanno lanciato www.100esperte.it, una banca dati online, inaugurata nel 2016 con 100 nomi e CV di esperte di STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), un settore storicamente sotto-rappresentato dalle donne e al contempo strategico per lo sviluppo economico e sociale italiano. 

Il sito è stato ideato e costruito per crescere nel tempo, incrementando il numero di esperte e ampliando i settori disciplinari. 

Le esperte di STEM hanno oramai superato quota 100. Quest’anno la banca dati è stata estesa al settore dell’Economia e Finanza.

Il progetto gode del patrocinio della RAI Radiotelevisione Italiana, del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Consigliera Nazionale di Parità istituita presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

La coraggiosa giornalista pugliese Marilù Mastrogiovanni – da anni in prima fila nella lotta mediatica contro le mafie che infiltrano il tessuto economico nel sud Italia – è membro dell’Associazione GIULIA (Giornaliste Unite Libere e Autonome) e fondatrice del Forum of Mediterranean Women Journalists. 

Marilù è stata una delle promotrici più entusiaste dell’iniziativa: « Non avranno più la scusa di dire che è difficile trovare esperte. C’è una lista, eccola qui,  i media non devono fare altro che consultarla”.  

I media lo faranno? Approfitteranno di questo strumento per rendere più equilibrata la presenza delle donne, per mettere in valore le loro qualità di esperte? 

Sarebbe tempo che le istituzioni capissero finalmente che le esigenze di parità non corrispondono solo alle rivendicazioni di una lotta femminista fine a se stessa. Sappiamo che ogni anno, centomila giovani lasciano l’Italia, dopo anni di studi e formazione nelle nostre prestigiose università, attirati dalle più invitanti opportunità lavorative all’estero. Il danno sociale ed economico che ne consegue è ingente per il nostro Paese. Allo stesso modo, migliaia di donne altamente qualificate non trovano lo spazio per esprimere le loro competenze, penalizzate da disparità salariali, soffocate da un  mondo professionale ancora condizionato da forme di paternalismo e maschilismo. Anche in questo caso, il danno per la nostra economia e le nostre possibilità di crescita è significativo. 

Una società che discrimina i suoi giovani e le sue donne, è una società senza futuro. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here