L’avanzata dei partiti populisti in Europa e nel mondo, il futuro della sinistra, il braccio di ferro tra liberismo e ecologia, il servilismo dei media generalisti e il ruolo dei social network nell’informazione, le elezioni europee e il tramonto della civiltà occidentale. Intervista al filosofo Michel Onfray.

1) In Francia, Marine Le Pen resta uno spauracchio: a ogni elezione viene rappresentata come un pericolo imminente, ma alla fine sono sempre gli altri (i soliti) a vincere e il Front national sparisce fino alla successiva tornata elettorale. In Italia, l’incubo è diventato realtà, con il successo elettorale di Salvini: perché secondo lei? Qual è la differenza tra i due Paesi?

Mitterand ha tradito due volte la sinistra: la prima nel 1983 con la svolta del rigore, la seconda nel 1992 con il trattato di Maastricht. In entrambi i casi, si trattava di agevolare la nascita di un’Europa liberista. Per restare al potere e essere rieletto per un secondo settennato, Mitterand ha avuto bisogno di lasciar credere che il senso della storia della sinistra era di convertirsi al mercato che detta legge… Ha realizzato inoltre il programma politico di colui che aveva battuto nel 1981: Giscard d’Estaing! Per essere rieletto, ha dovuto spezzare la destra in due, perché non poteva essere rieletto basandosi sulle sue sole forze, ma solo grazie alla debolezza del suo avversario. Così ha strumentalizzato Jean-Marie Le Pen intervenendo personalmente presso i giornalisti per dare al leader del Front national un’audience mediatica che, indebolendo la destra repubblicana, potesse fare il suo gioco politico.

Da quel momento, i liberali di destra (Sarkozy e Chirac) e di “sinistra” (Hollande et Macron) utilizzano la stessa strategia: bisogna fare in modo che Marine Le Pen sia abbastanza forte per arrivare al secondo turno, ma non a tal punto da riuscire a vincere. Ecco, quindi, la necessità di “demonizzarla” in modo tale che al secondo turno non ci sia un voto possibile al di fuori di quello tra il bene presumibilmente progressista e il presunto male populista.

Ora, ciò che viene chiamato “populismo” non dai “progressisti”, ma dai “popolicidi”, non è altro che il rifiuto del programma politico liberista di distruzione delle nazioni protettrici in nome di un internazionalismo del mercato degli uomini e dei beni – degli uomini intesi come beni. Questa pratica funziona ovunque ci sia dell’Europa liberista in vendita, Italia compresa…

2) Il Partito democratico in Italia così come il Partito socialista in Francia vivono uno dei periodi più bui della loro storia politica. Perché la sinistra moderata perde dappertutto e non riesce a prendere coscienza dei propri errori e a rifondarsi una volta per tutte?

Perché la linea di demarcazione a destra e a sinistra separa ormai i “sovranisti” e i “liberisti” e non esiste un uomo politico francese ideologicamente e moralmente abbastanza forte per rinnovare il Partito socialista nel senso del “sovranismo” di sinistra, per la semplice ragione che ci vuole del tempo e che hanno tutti un obiettivo triviale a breve termine: la loro elezione o la loro rielezione.

Aggiungo che questa stessa linea di demarcazione è anche una linea di frattura all’interno dello stesso Partito socialista e che, da Mitterand a Hollande passando per Jospin, i socialisti che hanno avuto il potere dal 1981 sono a volte stati più liberisti dei liberisti nel quadro europeo. Quelli che sono stati sovranisti, come il mio amico Jean-Pierre Chevènement, sono stati marginalizzati, poi intellettualmente criminalizzati dagli intellettuali compagni di viaggio del progetto di Maastricht – penso a Bernard Henry Lévy e alle sue truppe.

3) Un’autentica politica ecologista è davvero possibile all’interno di un sistema liberista e capitalista?

Il capitalismo è la costruzione delle ricchezze attraverso la rarità e questa modalità di creazione delle ricchezze è inseparabile dalla produzione da quando essa esiste: i gioielli delle tombe preistoriche sono fatti di pietre meravigliose e conchiglie bellissime perché sono rare. Questo modo di produzione esiste e esisterà sempre. Il liberismo è il mercato, cioè il denaro che detta legge, mentre per l’ecologia è la preservazione del pianeta che dovrebbe avere la priorità. Quando il mercato fa la legge, non c’è spazio per preoccuparsi del pianeta: sono due elementi totalmente in opposizione. In più, il capitalismo ha già imparato a recuperare la nicchia ecologista per fabbricare dei prodotti redditizi. L’autentica ecologia non esiste senza decrescita attiva. Ma in una configurazione planetaria è impensabile…

4) Perché certi pensatori storicamente di sinistra, come Gramsci per esempio, sono diventati dei simboli delle destre “populiste”? E perché anche molti pensatori contemporanei di sinistra come lei o come Jean-Claude Michéa prendono sempre più le distanze dalla sinistra di oggi?

Gramsci viene utilizzato solo ed esclusivamente a partire da una delle sue idee, che d’altronde è banale: il potere reale si ottiene solo nel momento in cui è stata vinta la battaglia ideologica e intellettuale per questo potere. Al di là di questo, la conoscenza di Gramsci da parte di coloro che se ne servono, come nel caso delle citazioni di Carl Schmidt, Spengler o Orwell, è raramente consistente.

Io e Jean-Claude Michéa – anche se non vorrei parlare in suo nome – apparteniamo a una sinistra impossibile da ingabbiare nei cassetti istituzionali francesi: la mia sinistra anti-liberista non può piacere al Partito socialista, la mia sinistra anti-totalitaria non può piacere al campo “robespierista” che riunisce comunisti, “melanchonisti” e “trotskisti”. Per me è impossibile, quindi, pensare a destra con i neo-socialisti o pensare alla maniera neo-bolscevica con i neo-comunisti o i neo-trotskisti: la mia “sinistra libertaria” è altrove…

5) Che ruolo hanno giocato i social network e le cosiddette fake news nelle recenti vittorie dei partiti populisti? I media tradizionali e il servizio pubblico hanno anch’essi una parte di responsabilità? Se ne avesse la possibilità, cosa cambierebbe nel servizio pubblico?

Il servizio pubblico è il più grande fornitore di fake news in Francia! È una valanga, ventiquattro ore al giorno, del catechismo di ciò che chiamo l’Impero di Maastricht. Si criminalizzano e si eroizzano sempre gli stessi, si divide il mondo in due schieramenti, quello del bene e quello del male nel quale, come nell’Inferno di Dante, si trovano Le Pen e Putin, Trump e Orban, Salvini e Erdogan, in compagnia ovviamente di Hitler e di Pétain – ma mai di Lenin o di Mao, di Trotsky o di Stalin, dei cattivoni tutto sommato gentili che fanno parte dello schieramento del Bene…

6) Con la vittoria dei Cinque Stelle e della Lega, in Italia ormai è guerra aperta tra gli “intellettuali” (considerati come radical chic, benpensanti, buonisti etc… ) e il “popolo”, che ormai si sente autorizzato a dire ciò che vuole e non ha più paura di farsi etichettare come fascista, razzista o omofobo. Come siamo arrivati a questo punto?

I social network hanno permesso un’informazione alternativa grazie alla quale è stato possibile misurare il grado di servilismo dei media ufficiali nei quali lavorano gli intellettuali organici dell’Impero di Maastricht. La stampa che risponde agli ordini di questo Stato imperiale può insultare, offendere l’uno o l’altro, ma al popolo non interessa. Non ce lo dimentichiamo: tutta la stampa ufficiale era dalla parte di Hillary Clinton e nello stesso tempo bombardava massicciamente Trump che è stato comunque eletto… I giornalisti del sistema non l’hanno capito. Continuano a vendere i loro giornali solo perché lo Stato li sovvenziona, compresa L’Humanité (che corrisponde al nostro Manifesto, ndr), una delle testate più sovvenzionate assieme a Le Monde e Libération…

7) I Cinque Stelle hanno voluto portare la questione morale in politica. Ma essendo delle persone prelevate dalla società civile, sono spesso criticati per la loro incompetenza. Cosa è peggio, secondo lei?

Il problema è che il potere corrompe e ha corrotto anche alcuni dei Cinque Stelle… CI sono state, dunque, sia l’incompetenza che la corruzione…

La mia sinistra libertaria è “comunalista” e girondina: economizza sulla rappresentatività in politica e promuove il potere diretto sul principio dei soviet russi (e non bolscevichi…) o dei consigli operai ungheresi. Il peggio è dunque nel potere rappresentativo…

8) Cosa ne pensa dell’iniziativa di Salvini di chiudere i porti italiani alle ONG? Pensa che potrebbe essere giustificata nel momento in cui viene intesa come reazione a una politica europea sempre penalizzante nei confronti dei Paesi del sud dell’Europa? Oppure pensa che sia da condannare senza mezzi termini?

L’immigrazione è un fenomeno di civilizzazione contro cui l’Occidente ormai non può più fare nulla. La fine delle nazioni, come presupposto della costruzione dello Stato di Maastricht che è diventato Impero, non è stata paradossalmente la data di nascita dell’Europa, ma quella della sua morte. Una civiltà funziona come un corpo umano: quando si trova in fase terminale, c’è poco da fare. Non sono mai stato un partigiano delle cure palliative…

9) A lei che ha scritto “Pensare l’Islam” chiedo: come si può “pensare l’immigrazione” senza fare in modo che sia sistematicamente utilizzata come argomento di propaganda politica dall’estrema destra?

Ciò che le ho appena detto non mi colloca né nel campo dei pessimisti che vedono il peggio dappertutto, né degli ottimisti che vedono il meglio dappertutto, ma in quello dei tragici che vogliono vedere il reale così com’è.

L’immigrazione e l’Islam sono da pensare con la distanza critica che si confà alle lunghe durate degli storici o dei filosofi e non facendosi influenzare dalla tirannia dell’istante e della viralità cara ai giornalisti e ai politici… Bisogna pensare tutto ciò con Hegel in mano e non con i giornali appena usciti… Meglio le “Lezioni sulla filosofia della storia” che i programmi del servizio pubblico. Leggendo Hegel impariamo che le civiltà nascono, crescono, vivono, muoiono e lasciano il posto ad altre… È il presupposto fondamentale di ogni riflessione seria su questo tema.

10) Le prossime elezioni europee saranno il campo di battaglia in cui si affronteranno gli europeisti e gli euroscettici, o come li definiva lei in precedenza i “populisti” e i “popolicidi”: chi vincerà?

Il grande vincitore sarà l’astensione… E dopo, tutti coloro che diranno che non vogliono saperne di questo Stato di Maastricht diventato Impero. Ma alla fine, coloro che governeranno saranno prevalentemente a favore di questo Impero…

A cura di Federico Iarlori

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