« Trovare qualcuno che sia più debole di se stessi. Perché non si ha niente, perché non si è niente, e si vuole tuttavia essere qualcuno, essere più forte, dominare. E non resta che questa costernante possibilità: prendersela con chi è più debole di sé »

Thierry Illouz – « Même les monstres »

Les Lilas, periferia est di Parigi: due bande rivali si affrontano; al termine dello scontro un ragazzino di tredici anni giace per strada, il sangue scorre a rivoli sul marciapiede. Spirerà poco tempo dopo all’ospedale, per un edema polmonare causato da un colpo di troppo. 

Una settimana dopo, un adolescente di sedici anni crolla esangue sull’asfalto di un boulevard nel ventesimo arrondisement, dopo che la banda di Place des Fetes e quella di Borrego si sono date appuntamento per « saldare i conti ». E pochi giorni dopo, a Sarcelles, una delle banlieue calde, uno dei luoghi dove la comunità ebraica vede i suoi membri partire verso Israele per sfuggire agli atti antisemiti, un altro adolescente muore in una rissa. Tre morti nel giro di due settimane, è il bilancio inquietante di un fenomeno violento che si installa nei quartieri popolari di Parigi: le risse tra bande, i regolamenti di conti tra gruppi rivali. Non sono bande all’americana, con codici vestimentari particolari, con gestualità diverse e riti di iniziazione, no, sono solo ragazzini cresciuti insieme nei quartieri-ghetto della capitale, i quartieri della « racaille » (piccola delinquenza) che l’ex presidente Sarkozy voleva ripulire col « karcher ». 

Sono andati a scuola insieme e dalla scuola si sono allontanati presto, prima del diploma. Al tempo stesso, non trovano lavoro e finiscono nel limbo di una dimensione sociale simile a un deserto, senza progetti, senza un ruolo, senza un sogno da realizzare. Quel ruolo, quella sensazione di esistere, la ritrovano nella banda, la nuova famiglia. 

Fanno parte anche loro dei famosi NEETS (Not in Education, Employment or Training) quei giovani ignorati dalle istituzioni, che finora sembrano interessare solo le statistiche: in Europa i NEETS sono 14 milioni. Quattordici milioni di vite sospese, di futuri soffocati: manca l’ ossigeno di una prospettiva. E molti di questi ragazzi scivolano nelle spire dell’illegalità, attratti dal miraggio del guadagno facile, attratti dal senso di potere che offre il prendere le cose senza chiederle, applicando i codici della violenza e della sopraffazione. 

Come ricorda il sociologo Laurent Mucchielli nelle pagine di Le Point, le bande dei « blousons noirs » (giubbotti neri) degli anni Sessanta avevano almeno un futuro più roseo: anche senza titolo di studio a quel tempo tutti finivano per trovare un lavoro, l’ « epoca della banda » si risolveva così in un periodo circoscritto, qualche annata scapestrata che lasciava la maggior parte dei protagonisti indenne e solo una minoranza raggiungere le file della criminalità.  

Ora non è più così. I NEETS di periferia sono carne da macello per la grande criminalità. Al commissariato del ventesimo arrondisement parigino, gli ispettori danno una spiegazione eloquente. 

Di fronte, per esempio, al crescente numero di piccole effrazioni e di furti nei parking sotterranei del quartiere, la risposta è la seguente: « Li allenano ». Chi? « I capi. Gli adulti. Allenano le bande di minorenni commissionando piccoli crimini per vedere se saranno in grado di commetterne altri in seguito, sempre più gravi, dallo spaccio alle rapine ». 

Già, la droga, quella che sta arrivando a fiumi nel cuore della capitale. Il crack esplode e lo spaccio di questo stupefacente a buon mercato invade quartieri interi, da Stalingrad a La Chapelle. Un paio di mesi fa, un rifugiato afgano sotto l’effetto del crack ha pugnalato e colpito con spranghe di ferro, lungo il canale dell’Ourq, una decina di passanti, prima di essere fermato. 

E sta arrivando anche il « paco », la nuova creatura nefasta del mercato dei cartelli sudamericani: una versione ancora più cheap del crack, uno sballo da pochi euro, capace di distruggere i neuroni in pochissime settimane. 

I giovani dei quartieri poveri sono gli agnelli sacrificali per questo genere di traffico, diventano carnefici e vittime di un girone dantesco. Sono loro che spacciano, sono loro che consumano. 

C’è un libro uscito da poco in Francia, che racconta bene questa « peggio gioventù ». L’autore, in quella realtà di periferia, c’è cresciuto, ma ha scelto la strada opposta a quella di molti fra i suoi compagni di scuola. Thierry Illouz è un avvocato penalista. Ha scritto un libro « Même les monstres », riferendosi alla domanda che gli è sovente posta quando dice di essere un avvocato difensore. « Difendi anche i mostri? ». Illouz non è solo un principe del foro, è anche autore di testi teatrali. Ed è con uno stile lirico forte e commovente, che l’autore parla di ciò che è la difesa, e soprattutto, di ciò che sono e rappresentano, i « mostri » di periferia, questi giovani capaci di violenza efferata, la « racaille » che indigna le istituzioni, gli invisibili che diventano visibili solo quando la fedina penale è sporca. 

« Vorrei difendere in un’altra maniera. Vorrei uscire dalle sale d’udienza e dai tribunali. Vorrei mettermi su una tribuna di fortuna sulle piazze pubbliche, come fanno certi illuminati, e suggerire la clemenza, la considerazione, il dubbio, la comprensione. Vorrei che si raccontasse come e dove vivono le persone. Vorrei che si raccontassero i condomini di periferia, le cantine, i corridoi, i soldi e i piaceri irraggiungibili, vorrei che si raccontasse quella riconoscenza che non c’è. Vorrei osare delle parole e delle espressioni che abbiamo dimenticato, squalificato, e che raccontano tuttavia il mondo in cui viviamo, parole come « stigmatizzazione », « ghetto », « relegazione ». Vorrei che ci si preoccupasse, di quelli che non contano ».  

Bisogna conoscere quella realtà, per capirla, per sondarne i perché e trovare le risposte. 

Il problema è che le istituzioni, oggi, si preoccupano di « quelli che non contano » solo quando è troppo tardi, solo quando, a tredici anni, si ritrovano a morire sull’asfalto di un boulevard. 

Eva Morletto

 

Il libro di Thierry Illouz « Même les monstres » è edito da L’Iconoclaste (non è ancora tradotto in italiano)  

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