La storia di Alexia Cassar, da ricercatrice in oncologia a tatuatrice. Perché le donne ritrovino l’amore per la vita. 

« Sono fiera del mio giardino e nel mio atelier, una grande vetrata permette di ammirarlo. Voglio che le donne che vengono qui lo osservino con me. Voglio che vedano i fiori evolvere al cambiamento di stagione, voglio che ammirino i colori e le luci. Se si concentrano solo sulla propria malattia, non torneranno mai a vivere, devono guardare fuori ». 

Così esordisce Alexia Cassar, quando parla del proprio lavoro. Qualche sua paziente la chiama fee téton, «fata capezzolo », un soprannome che la intenerisce, un titolo da fiaba a lieto fine, che fa sperare e strappa un sorriso. 

 

Alexia Cassar si occupa di tatuaggi, la sua è una conversione professionale relativamente recente. Prima di aprire il suo atelier e maneggiare aghi e inchiostro, Alexia era ricercatrice in oncologia. Lavorava presso laboratori e ospedali e studiava le cellule capaci di combattere il cancro. 

Questo succedeva prima che la malattia non fosse solo un oggetto di studio, ma entrasse nella sua vita, invadendo la sua sfera famigliare. Alla sua bimba più piccola , a pochi mesi dalla nascita venne diagnosticata una leucemia. 

« Caddi in depressione” confida Alexia, “vissi un periodo terribile, la mia vita fu sconvolta da questa diagnosi, misi in discussione tutta la mia esistenza. »

E quel desiderio di rimettersi in discussione in un momento così difficile la condusse a una svolta professionale radicale. 

Smise di interessarsi alla malattia e cominciò ad avvicinarsi ai malati. in particolare alle donne malate di cancro al seno. 

Alexia lasciò libri, microscopi e provette per trovarsi di fronte i volti segnati e gli sguardi di chi ha provato sulla propria pelle gli effetti devastanti della malattia e si aggrappa alla vita, cercando un pretesto per rinascere e tornare a sperare. 

Fin da piccola, l’ex ricercatrice aveva avuto una grande passione per il disegno. Da lì l’idea di unire la dimensione artistica a quella medica. 

Da diversi anni ormai, Alexia ricostruisce i capezzoli grazie al tatuaggio e alle tecniche in 3D, che permettono di eseguire alla perfezione i trompe l’oeil adatti a ricreare le curve di un seno e il rilievo dei capezzoli a chi ha subito una mastectomia. 

« In genere sono i medici ad occuparsi di ricostruire il capezzolo con una sorta di tatuaggio semi-permanente. Il problema è che gli inchiostri usati sono effimeri, simili a quelli che si usano in estetica per ciglia e sopracciglia. Inoltre, i medici non sono disegnatori, non hanno per forza competenze artistiche, quindi il risultato è spesso mediocre e può generare un’ulteriore depressione a chi è già stato duramente messo alla prova dalla malattia ». 

Le tecniche adottate da Alexia sono permanenti e i risultati spettacolari. « Mi sono formata in Canada, per adesso in Europa, sono ancora una pioniera ». 

Come cambia la vita di una donna dopo il tatuaggio? « Le mie pazienti si riappropriano della loro femminilità, ho modo di constatarlo ogni giorno. Quando vengono qui, in genere sono ancora piene di timori, fanno fatica a metabolizzare  il trauma di ciò che hanno subito, non sanno quali saranno i risultati del mio lavoro e hanno paura di sottoporsi a un ennesimo trattamento.

Rivedo le mie pazienti in genere dopo tre-quattro mesi dall’esecuzione del tatuaggio. Vengono per i ritocchi; è una tappa indispensabile perché quando si lavora su tessuti resi fragili dalla radioterapia, l’inchiostro può migrare e il lavoro può rivelare delle imperfezioni a distanza di qualche tempo dall’esecuzione. In genere, quando una donna torna per questo secondo appuntamento la vedo rinata. Le mie pazienti tornano a occuparsi del proprio aspetto, a truccarsi, a ritrovare il piacere di piacere. Per me è il regalo più importante ». 

Oggi la bimba di Alexia è guarita e sta bene. « Lei così piccola, mi ha insegnato cosa significa lottare »

 E Alexia lotta ancora ogni giorno, perché il suo lavoro venga riconosciuto. « Mi batto perché i tatuaggi possano essere rimborsati dalla mutua, in modo che ogni donna, indipendentemente dalle sue condizioni economiche, possa beneficiare del trattamento, mi batto contro i social network, che permettono il traffico di milioni di immagini sexy ma giudicano « osceno » un seno che ha subito una mastectomia e finiscono col censurarlo. Mi batto perché il mondo dell’arte del tatuaggio e quello medico, anche se può sembrare un’unione improbabile, si alleino per aiutare le donne a ritrovare la propria immagine.

Se agli inizi il sindacato dei tatuatori professionisti mi osservava con scetticismo, quest’anno sono stata invitata ai Mondiali di Tatuaggio. Per me è un successo, la conferma che quell’universo si sta aprendo alla possibilità di una collaborazione con la sfera medica e viceversa. Negli ospedali, il personale che si prende cura delle donne malate comincia a proporre loro i miei servizi »

Insieme, si possono affrontare grandi battaglie. E quando la « fata capezzolo » vede con quei suoi grandi occhi azzurri che le donne hanno voglia di tornare a sorridere, sa che la vittoria è più che mai vicina. 

Per contattare Alexia Cassar, seguitemi qui!

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