Le bucolica regione della Drome, nel sud della Francia, racchiude un segreto incredibile: il “Palais ideal” del facteur Cheval. Un postino vissuto nell’Ottocento realizzò con le proprie mani il suo sogno infantile: un palazzo fantastico, degno di un re. 

Trentatre. Sono gli anni trascorsi dal « facteur Cheval » nel suo incredibile cantiere, il terreno dove ha costruito, da solo, il « Palais Ideal ». 

Questo figlio di contadini nato nell’Ottocento, aveva appena concluso il ciclo di studi elementari, ma quando si leggono parti del suo diario, si capisce che la profondità d’animo è una qualità preziosa che va ben aldilà del valore di un titolo di studio. 

Gli studi sono come la corrente di un fiume. Levigano e formano le pietre rozze, e fanno brillare le rocce che hanno già da sole la solidità dei grandi animi. 

Questa solidità, per Ferdinand Cheval, era un’evidenza e una qualità innata. 

Ebbe un’esistenza dura, come la maggior parte dei suoi contemporanei. Se il paesaggio della Drôme natale era, ed è ancora oggi, idilliaco, non si può dire lo stesso per le condizioni di vita delle popolazioni rurali che vi abitavano. 

Cheval perse dei figli in quell’epoca ancora segnata da un tasso inquietante di mortalità infantile. La sua figlia adorata, Alice, si spense a quindici anni e Ferdinand fece fatica a riprendersi, forse non ci riuscì mai davvero. Trovò rifugio in un sogno. E nella sua piccola grande lotta quotidiana per trasformarlo in realtà. 

Prima panettiere e poi operaio agricolo, Ferdinand Cheval passò nel 1867 il concorso per diventare postino. 

Erano gli anni in cui le riviste cominciavano ad essere illustrate da immagini esotiche trasmesse dagli esploratori che si avventuravano a oriente: le rovine di Angkor, i templi di Giava. 

Durante le sue lunghe camminate sui sentieri di campagna per consegnare la posta, Ferdinand si trovava tra le mani certi plichi che contenevano queste riviste destinate agli abbonati. Le sfogliava, con lo sguardo perso, e fantasticava su quelle mete lontane che probabilmente non avrebbe visto mai. Un giorno, inciampò in una pietra e stava per ruzzolare a terra quando si rese conto che il sasso che aveva urtato era di una bellezza strana e ipnotizzante. Lo esaminò e lo mise in tasca.

Prese quell’evento in apparenza insignificante come un messaggio. Da sempre, nei suoi sogni da bambino, Ferdinand sognava di vivere in un palazzo. Quella pietra gli aveva comunicato che era ora di farlo, che quel palazzo doveva essere realtà, che avrebbe dovuto mettersi all’opera e costruirlo da solo. 

Munito soltanto di un badile e di una carriola, il postino, ogni sera, al termine delle sue consegne quotidiane, portò avanti la sua opera inverosimile. Giorno dopo giorno, grazie alla sua perseveranza, il palazzo prendeva forma: palmeti di pietra, torri che ricordano l’architettura khmer, balconi barocchi, grotte fantastiche, statue enigmatiche, il « Palais Ideal » del facteur Cheval (il postino Cheval) è oggi considerato come uno dei capolavori mondiali dell’arte naïf. Quando si passeggia nel giardino che lo ospita, ci si perde nell’osservare i mille dettagli di quella meraviglia di pietra, la creatura di un uomo che aveva dolorosamente assistito  alla scomparsa degli esseri più cari, e di fronte alla paurosa caducità degli affetti e delle esistenze, aveva voluto riparare costruendo qualcosa di immortale. 

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