Alla corte di Sua Maestà Macron non c’è spazio per gli idealisti. Poco dopo le dimissioni shock dell’ex ministro dell’Ambiente Nicolas Hulot e il rifiuto piuttosto lungimirante dei suoi probabili successori, Daniel Cohn-Bendit e il Presidente di WWF Francia Pascal Canfin, anche Stéphane Bern, uno dei fedelissimi del Presidente, ha paventato l’ipotesi di tornarsene a fare il presentatore tv e di abbandonare l’incarico per la salvaguardia del patrimonio nazionale che gli era stato affidato e che – purtroppo per Macron – aveva effettivamente preso sul serio.

Stando alle sue dichiarazioni, cariche di disillusione, la cosiddetta “Mission Patrimoine” non sarebbe altro che un “guscio vuoto”. Come si spiegherebbe, altrimenti, che il Governo non faccia nessuno sforzo a trovare 450 milioni di euro per restaurare il Grand Palais, a due passi dagli Champs-Elysées, mentre per il resto del patrimonio nazionale, completamente abbandonato a se stesso, non c’è mai un soldo? “Non voglio essere un soprammobile o un burattino”, ha tuonato Bern senza mezzi termini. Un fulmine a ciel sereno per Macron, il più parigino dei presidenti, che starà ancora chiedendosi se Bern ci è o ci fa, memore dei calici di champagne bevuti in sua compagnia alla Rotonde dopo il primo turno delle Presidenziali. Evidentemente, non c’è solo chi, come è appena accaduto allo scrittore Philippe Besson, si intasca con nonchalance una nomina a console di Los Angeles – pur non avendo alcun requisito per farlo – come se fosse una specie di premio fedeltà, ma c’è anche chi non è pronto a rinunciare ai propri ideali, ma soprattutto a giocarsi la propria dignità.

A provocare la collera imprevista di Stéphane Bern, a quanto pare, non è stato solo il manifesto disinteresse della classe politica nei confronti del patrimonio nazionale, ma l’intento programmatico stesso del Governo, che pare volerne minacciare espressamente la salvaguardia. Un esempio in questo senso sarebbe la cosiddetta legge Elan, proposta dal ministro della Coesione dei Territori Jacques Mézard, che permetterà di distruggere degli interi quartieri con il pretesto che siano vetusti o in rovina: “Con una legge del genere non avremmo mai potuto conservare lo storico quartiere parigino del Marais”, ha affermato “Monsieur Patrimoine” in un’intervista in cui si è dimostrato poco avvezzo alla diplomazia tipica del linguaggio politico.

Se il Governo se ne frega, insomma, ci penseranno i francesi. Ecco cosa dev’essersi detto Stéphane Bern quando ha deciso di puntare tutto sull’operazione “Loto du patrimoine” (Lotteria del patrimonio). Dallo scorso 3 settembre, infatti, sono stati messi in circolazione più di 12 milioni di biglietti del gratta e vinci. Spendendo 15 euro, chi vorrà, potrà sfidare la dea bendata (è possibile vincere fino a un milione e mezzo di euro) e nello stesso tempo donare il 10% del prezzo d’acquisto alla raccolta fondi per salvare 270 siti artistici e architettonici nazionali. Tra questi, 18 avranno la precedenza, perché considerati realmente “in pericolo” – nella lista ci sono anche l’abbazia di Mont St-Michel e uno dei castelli della Loira, quello di Chambord – e riceveranno ciascuno tra i 100mila e un milione di euro, considerando un incasso totale previsto tra i 15 e i 20 milioni di euro. In più, il 14 settembre, alla vigilia delle due Giornate del Patrimonio, ci sarà anche la classica estrazione della lotteria, con un jackpot di 13 milioni di euro. Un’idea originale che intende far leva sulla passione dei francesi per il loro territorio e per le sue ricchezze e che – qualora fosse un successo – potrebbe essere anche esportata in Italia, perché no, ammesso che a noi italiani importi ancora qualcosa del nostro patrimonio artistico e culturale.

A poco più di una settimana dal lancio, tuttavia, l’iniziativa non è affatto esente dalle critiche. In molti giudicano troppo elevato il prezzo dei biglietti, altri ritengono che quel 10% del prezzo d’acquisto destinato al patrimonio sia troppo ridotto (soprattutto considerando che quasi il doppio andrà alla società che organizza la lotteria), altri ancora pensano che non sia compito loro occuparsi del salvataggio del patrimonio nazionale: “Qualcuno mi spiega perché dovrei pagare le tasse?”, racconta una signora al quotidiano Le Parisien. Prendiamo nota, quindi, prima di provarci anche noi. Ma non tutti sono dello stesso avviso. I biglietti, infatti, vanno a ruba nei quartieri più ricchi di Parigi, scrive il quotidiano della capitale: sarà sufficiente?

Dall’esito della lotteria, oltre che quello dei monumenti, dipenderà anche il futuro in politica di Stéphane Bern: “Aspetterò di vedere cosa accadrà con il Loto du patrimoine e poi prenderò una decisione”, ha affermato, facendo intendere che la sua fiducia nelle istituzioni è ormai ridotta al lumicino. Dopo poco più di un anno, insomma, la favola macronista, quella dell’uomo della provvidenza e del ritorno della grandeur francese inizia piano piano a sgretolarsi, proprio come i monumenti che punteggiano l’Esagono. Si spera, quindi, che i francesi si decidano per un investimento a lungo termine, perché si sa che in fin dei conti i re passano in fretta, i loro castelli no.

Federico Iarlori

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