Botta e risposta sull’affare Benalla. Io parlo di comunicazione disastrosa e ricatti al presidente. Massimo Nava ricorda il ruolo cruciale di Macron nella difesa dell’Europa.

Macron è da qualche settimana nella bufera per il caso Benalla. All’imbarazzo di questi giorni si sommano i sondaggi in calo, la delusione di vasti strati di popolazione (soprattutto la più debole, che lo considera il presidente dei ricchi) la mobilitazione delle opposizioni, che rialzano la testa, e dei sindacati contro le riforme avviate dl governo. D’altra parte, è innegabile che la Francia viva un momento di crescita, di fiducia nella ripresa, di orgoglio ritrovato dopo la vittoria ai mondiali, di maggiore coesione nazionale e -grazie sopratuttto a Macron -di centralità nelle questioni europee. Personalmente, penso che il momento della delusione arrivi per tutti i presidenti. Era inevitabile anche per Macron. Le opposizioni in crisi e la stampa sembravano attendere un passo falso…. Il caso Benalla rivela una pericolosa disinvoltura istituzionale e contraddizioni all’interno degli apparati  dello stato, ma credo che sia stato anche eccesivamente amplificato.

Massimo Nava

Io invece credo che il caso Benalla rappresenti soprattutto questo: una frattura nell’impianto perfetto della comunicazione presidenziale. La comunicazione è stata fin dall’inizio del mandato quinquennale uno dei pilastri del successo del giovane presidente francese. La comunicazione, la grande assente dell’era Hollande, la grande lezione imparata da quelli di « En marche », che hanno saputo trasformare le riforme scomode in falcate brillanti verso il futuro e minimizzare gli insuccessi. Per  Macron, l ‘« uomo immagine » d’Europa, la comunicazione è stata cruciale. Da decenni non si era vista una gestione della stampa così millimetrata, così prudente e precisa tanto da camminare sul filo del rasoio della censura. Lo sfortunato Hollande agonizzava tra i lazzi a fine mandato, sepolto dalla riforma del lavoro El Khomri (dal ministro che l’ha promossa) che ha fatto riversare generazioni intere nelle piazze e innescare il gigantesco movimento Nuit Debout. Le riforme del lavoro promosse dal governo Macron sono ancora più liberali, l’uberizzazione e la precarizzazione istituzionalizzata dell’impiego sono ormai un dato di fatto, eppure la pillola questa volta è andata giù. Merito della comunicazione super-efficiente dell’Eliseo, già efficiente in campagna presidenziale, tanto efficiente da aver trasformato un politico ultra-liberale in beniamino della sinistra, contro quell’egocentrico di Melenchon con le sue ubbìe rivoluzionarie da vetero-comunista che avevano spaventato la classe imprenditoriale. Macron sottrae denaro dalla busta dei pensionati?  Basta uno sguardo contrito e un solenne « grazie » in diretta durante un’intervista rilasciata alla tv nazionale tenutasi tra le mura di una scuola elementare tappezzate di disegni infantili e il bébé presidente si è messo in tasca tutti i senior di Francia. I diritti dei lavoratori si sfilacciano? No, non si tratta di ultra-liberalismo senza più complessi, ma delle gioie della « start up nation » e della « dinamizzazione dell’universo lavorativo ». Poi è arrivato Benalla. L’IMPREVISTO. Quello che nessun addetto stampa stratega con triplice laurea alla Sorbona poteva immaginare, l’elettrone libero che ha mandato il sistema in tilt, l’elemento che neanche « el profesor » della Casa de Papel poteva prevedere. Questa volta, la carica di dinamite posta in un punto sensibile della splendida architettura comunicativa dell’Eliseo, è esplosa. La reazione del presidente è stata esitante, balbuziente, caratterizzata da quell’imbarazzante silenzio stampa durato giorni, mentre i suoi fedeli alleati, Ministro dell’Interno in testa, si esponevano al ludibrio dell’opposizione. Nulla di ciò che ha espresso il presidente finora sullo scandalo in corso è stato in grado di cancellare o minimizzare le gaffes, le contraddizioni e gli inciampi dei suoi collaboratori. Ironia della sorte. In queste situazioni paradossali c’è sempre un lato comico. Alexandre Benalla è l’antitesi del presidente. C’è Emmanuel Macron, con la sua cultura, la sua raffinatezza, i suoi occhi blu, le guance lisce e lo sguardo ispirato  da paggio reale, con la sua irresistibile attrazione per la musica classica e per la letteratura antica. E poi c’è Benalla, un bullo barbuto di periferia, un forzuto da fumetto con la sua irresistibile attrazione per il tirar schiaffoni che neanche Bud Spencer. Nella carta « imprevisti » del monopoli macroniano non c’era posto per uno come Benalla. Eppure era lì. Qualcosa è andato storto.

Eva Morletto

D’accordo, qualche cosa è andato storto. Non solo qualche cosa. Immagine, calendario delle riforme, tenuta della maggioranza, possibile rimpasto di governo. Sono tante le cose che il caso ha innescato. Ma c’è un dato fondamentale di cui tenere conto.Nessuno scandalo, grande o piccolo, puó mettere in discussione il potere presidenziale di porvi rimedio, trovare le contromisure e anche i correttivi mediatici. E’ questa la sostanziale differenza rispetto ad altri Paesi democratici. Nemmeno Trump puó permettersi troppi scandali e passi falsi e di correre il rischio di trovarsi contro il congresso a metà legislatura. Di conseguenza resto dell’idea che il modello Macron e il personaggio Macron avranno ampie possibilità di rilanciare l’azione del governo e l’immagine dell’Eliseo dopo le vacanze.
C’è poi un dato fondamentale. L’Europa, oggi più che mai, ha bisogno di Macron e di Angela Merkel. Basti aggiungere che i loro nemici e avversari sono alleati dei populisti italiani. Il loro indebolimento non farebbe che aumentare i rischi d’implosione dell’intero sistema Ue.

Massimo Nava

D’accordissimo. Emmanuel Macron, nonostante tutto, rimane fra i pochi leader realmente potenti e politicamente credibili a far fronte contro lo tsunami anti-europeista. L’Europa è una signora attempata e un po’ claudicante, afflitta dall’alzheimer  che le fa dimenticare l’urgenza di un’uniformizzazione fiscale e convalescente dopo aver subito senza anestesia l’operazione Brexit. Ma è innegabile, l’anziana signora è anche l’unico baluardo possibile contro la zelante macchina economica cinese, contro un Putin che flirta apertamente coi partiti nazionalisti europei e contro un Donald Trump che ci vuole bene a giorni alterni, quando una luna di traverso, un rigurgito di intolleranza o una naturale tendenza senile al brontolio rancoroso non gli fanno mandare all’aria in un secondo accordi stipulati in decenni di diplomazia e certosina pazienza, o riversare nefandezze su Twitter. Macron si fa paladino dell’Europa, le porge il braccio in maniera ossequiosa, come si fa con le vecchie dame quando le si vuole aiutare ad attraversare la strada, senza farsi travolgere dai Salvini e dagli Orban con la loro guida spericolata. E fin qui va bene. Quello che piace meno è il sottile ricatto ai danni dei cittadini europei che non hanno ancora abbandonato la nave rifugiandosi sulle zattere populiste, quelli a cui è rimasto un po’ di giudizio e un po’ di visione a lungo termine. A loro Macron dice « Difendo l’Europa, ma in politica interna faccio quello che mi pare ». Mica per niente l’hanno soprannominato Jupiter. E a proposito di ricatti. Quando François Hollande, venne sorpreso un mattino in rue du Cirque, a bordo della sua Vespa coi croissants caldi nel portabagagli da offrire all’amante Julie Gayet, i Francesi strepitarono indignati. No, non per il tradimento nei confronti della compagna « legittima »: grazie al cielo il maggio ’68, Serge Gainsbourg e gli indimenticabili glutei di Brigitte Bardot hanno per il momento un’influenza morale superiore sui Francesi a quella del puritanesimo crescente. No, ad indignare i Francesi fu il fatto che quella relazione segreta mettesse il presidente nella posizione di subire un ipotetico ricatto. La Gayet o persone a lei prossime avrebbero potuto ricattare il presidente. E stiamo parlando di un’innocua attricetta. Che dire di Benalla e compagnia sulla questione « possibili ricatti al presidente »? Che dire di un manipolo di bodyguard dal passato turbolento e dalle amicizie inquietanti, che spadroneggiano senza averne il diritto tra le forze dell’ordine, in piena illegalità, infischiandosene dell’ordine gerarchico e delle leggi repubblicane? Le ultime notizie ci dicono che la perquisizione dell’appartamento di Benalla, è stata pesantemente compromessa dagli stratagemmi e dalle bugie di quest’ultimo. La comunicazione dell’Eliseo nel frattempo si è ripresa dallo choc post-traumatico e ha ritrovato la consueta spavalderia. Ora tentano di minimizzare tutta la faccenda definendola « le feuilleton de l’été », in sostanza « il polpettone estivo ». Ma il fatto di essere in agosto e di leggere i giornali sotto l’ombrellone in tenuta semi-adamitica non significa dover prendere le notizie alla leggera. Né le notizie, né le loro possibili conseguenze. Pena una solenne scottatura. 

Eva Morletto

 

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