« Non ne so niente ». Di fronte alla commissione d’inchiesta parlamentare, l’anziano ministro dell’Interno Gerard Collomb appare imbarazzato. Scene da circo Massimo. Il Ministro diventa un debole gladiatore disarmato mentre l’inferriata che lo separa dalle fiere si apre in uno stridore di tragedia imminente.
A prendere la parola è il loquace Gilbert Collard, avvocato del Front National: « Sono molte le cose di cui lei non è a conoscenza, è normale che un ministro di stato ignori cosa succede sotto i propri occhi? »
Per una volta, tutta l’opposizione è d’accordo. Dalla France Insoumise di Melenchon al Front National, dai repubblicani ai cattolici e ai centristi, tutti interrogano con le stesse domande il ministro dell’Interno, il prefetto e il segretario di Stato che, in attesa dei risultati dell’inchiesta interna dell’ IGPN, -la police des polices – dovrebbero fornire spiegazioni sull’ « affare Benalla » .
Ma chi è Alexandre Benalla? Il 28enne che dà del tu a Emmanuel Macron è stato bodyguard del presidente durante la campagna presidenziale. Ora la sicurezza di Macron dovrebbe essere organizzata dalla polizia di stato e dalla gendarmeria. Ma il condizionale è d’obbligo in queste ultime ore, dal momento che stanno emergendo elementi che farebbero pensare a una polizia privata segreta che proteggerebbe il presidente e prenderebbe ordini diretti dall’Eliseo, ignorando il prefetto e la consueta scala gerarchica. Tra i membri di questa « scorta mercenaria » vi sarebbe Alexandre Benalla.
Il suo nome è uscito dopo che un video su Youtube risalente al 1 maggio e alle manifestazioni studentesche di protesta tenutesi in place de la Contrescarpe a Parigi, ha mostrato un giovane poliziotto picchiare a sangue, con inaudita violenza, un manifestante, ferito a colpi di casco e di manganello.
L’aggressore delle forze dell’ordine sarebbe stato identificato in Alexandre Benalla. Unico problema: Benalla NON è un poliziotto, bensì l’ex bodyguard di Macron, in breve privo di qualunque titolo o diritto per essere lì a menar le mani.
E privo di qualunque titolo o diritto ad indossare, come appare nel video, un distintivo, un casco della polizia e un’arma di ordinanza.
Cosa ci faceva lì Benalla? Chi gli ha fornito quel materiale? Con chi era in comunicazione?
Viene fuori così il profilo di un uomo violento, vicino a Macron, stipendiato con 10.000 euro al mese, dotato di un lussuoso appartamento di funzione e presente nei video di innumerevoli eventi ufficiali al fianco del presidente; Benalla sarebbe un giovane « bullo » protetto per misteriose ragioni dalle alte sfere, un bullo che in precedenti eventi, come evocato da più deputati dell’opposizione nell’inchiesta parlamentare in corso, avrebbe già minacciato e percosso giornalisti e fotografi che si sarebbero troppo avvicinati al capo dell’Eliseo e infine un bullo che frequenterebbe decisamente delle cattive compagnie, dato che avrebbe insistito per far entrare al palazzo presidenziale come addetto alla sicurezza un altro bodyguard, il congolese Makao, amico di quello che i media francesi chiamano con amara ironia « le logeur de Daesh » ossia « il padrone di casa di Daesh », Jawad Bendaoud. A quest’ultimo, arrestato in diretta durante il blitz di saint Denis avvenuto l’indomani degli attentati del 13 novembre, apparteneva l’appartamento in cui avevano trovato rifugio Abaaoud e altri terroristi responsabili dell’attacco che fece 130 vittime a Parigi.
Ma Gerard Collomb, Ministro dell’Interno « non sa niente » e sapeva poco o nulla di Alexandre Benalla. C’è da credergli? Il Ministro avrebbe visionato il video incriminato il 2 maggio, il giorno seguente ai fatti. Nel video si vede che Benalla porta una radio della polizia. Normalmente i dialoghi sono registrati. Chi gli ha dato gli ordini? Perché era autorizzato a portare un distintivo della polizia? Perché a oggi, a distanza di mesi, non si sa con chi ha comunicato Benalla?
Dopo giorni in cui si era trincerato in un ostinato silenzio, Macron si è finalmente deciso a esprimersi.
« Se volete un colpevole, eccomi qui » avrebbe esordito, in tono un po’ ironico, denunciando un «inutile complotto ».
Alexis Corbières della France Insoumise vede in questa dichiarazione un affronto al lavoro del Parlamento e a tutto il popolo francese. Chiaramente, una frase ad effetto, per quanto ben architettata questa volta non servirà a cancellare il sospetto su un presidente « troppo perfetto » che affiderebbe la sua sicurezza a dei mercenari dalla dubbia reputazione piuttosto che alle forze dell’ordine come voluto dalla Costituzione. Roba da Franck Underwood, altro che trasparenza!

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