È morto il miliardario Serge Dassault, re dell’areonautica e degli armamenti, nonché « uomo dalle mille ombre ». La stampa francese si divide tra chi lo incensa e chi ne ricorda gli affari di corruzione.  

Si è spento nel suo ufficio sugli Champs Elysées l’uomo d’affari e politico Serge Dassault, uno degli artefici degli assetti di potere nella Francia degli ultimi quarant’anni. Alla testa del gruppo Dassault, impero dell’aeronautica e dell’armamento, il magnate è finito spesso e volentieri in prima pagina, sia per le sue prese di posizione radicali e reazionarie su temi di società, sia per affari di corruzione e frode su scala internazionale. 

Dassault era proprietario del Figaro, il noto quotidiano su cui il magnate più volte ha imposto la sua influenza sulle scelte editoriali, ad esempio impedendo, nel 2004, la pubblicazione dell’intervista a Andrea Wang sullo scandalo legato a retro-commissioni versate alla Francia nel contesto di contratti per la vendita di unità navali a Taiwan. La vicenda  è conosciuta come « l’affare delle fregate di Taiwan », e precede la vicenda dei « Mirage di Taiwan » in cui il gruppo Dassault venne condannato per tangenti. 

Durante il corso degli anni Novanta, è in Belgio che Dassault esercita pressioni sui partiti politici locali, in particolare il Partito Socialista Fiammingo, al fine di far ottenere al suo gruppo la firma di contratti faraonici, in particolar modo quelli che hanno permesso a  Dassault Elettronica di avere l’appalto sulla modernizzazione degli F-16 dell’esercito belga. Dassault avrebbe agito in sintonia con la società italiana Agusta, che ha dato il nome a questo affare di corruzione. 

Il 2017 è stato un altro anno nero per il magnate: due milioni di euro di sanzioni e una condanna a cinque anni di ineleggibilità politica per aver nascosto al fisco diverse decine di milioni di euro in conti esteri per circa quindici anni. 

Serge Dassault non sembrava complessarsi troppo per queste derive, e continuava a manifestare apertamente le sue posizioni pro-capitaliste e antisindacali. 

Sui temi di società, il suo rigore conservatore era diventato proverbiale. In una nota intervista rilasciata nel 2012 sulle frequenze di Radio France Culture, il miliardario, interrogato sulla possibilità di matrimonio per le coppie gay aveva espresso senza esitazioni la sua posizione contraria, affermando che la decadenza della Grecia antica era dovuta all’eccessiva presenza di omosessuali…

Se molti editorialisti stanno tessendo in questo istante stesso le sue doti di grande imprenditore, c’è da credere che a molti non mancherà.

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