Scioperi a ripetizione e scontento. Le politiche liberali di Macron cominciano a far storcere il naso ai Francesi. 

Eppure ce l’aveva messa tutta. Dalle copertine di Vanity Fair agli abbracci ad Angela Merkel, il nuovo Bonaparte amante della letteratura continuava a curare con solerzia il suo sfavillante storytelling, quello che lo aveva reso una sorta di Grande Gatsby della politica, un’impalcatura retta con maestrìa fino a ieri, fino a quando Emmanuel Macron , letteralmente, è inciampato sui binari. 

Lo sciopero delle ferrovie durerà quasi un mese, tra un intervallo e l’altro ed accanto agli ostinati sindacati degli « cheminots » (ferrovieri) a manifestare lo scontento nei confronti del giovane presidente sfilano studenti, personale degli aeroporti, insegnanti, infermiere. 

L’idea di riformare le ferrovie non è andata giù. Se i porta-parola dell’Eliseo continuano a parlare di « modernizzazione del servizio », i sindacati e una gran parte dell’opinione pubblica paiono aver mangiato la foglia, intuendo il desiderio di privatizzazione, un ulteriore regalo agli azionari e alla finanza, dopo che il presidente aveva esordito il suo mandato eliminando l’ISF, l’imposta sulla fortuna per i più ricchi, mostrando immediatamente da che parte stava. 

« Così i più abbienti potranno investire nelle nuove imprese » si era giustificato il presidente. Peccato che, una volta tolta l’imposta, non vi fosse obbligo formale alcuno per i ricchi esentati, nell’investire. Nessuno a oggi può sapere se il regalo fiscale sia servito effettivamente a incentivare l’economia francese con nuovi investimenti, o a rendere più pasciuto un conto off-shore. Nessun rendiconto. 

Macron si fida ciecamente dei milionari. 

Un po’ meno dei ferrovieri, dei disoccupati, dei migranti e dei più poveri in generale. 

Ma torniamo ai nostri trenini e a chi se ne occupa, a cui, imitando Margareth Tatcher e il suo amabile  atteggiamento verso i minatori durante gli esplosivi anni Ottanta, Macron vuole togliere diritti e tutele e « aprire alla concorrenza », leggi « privatizzare  e delegare il servizio a diverse società esterne ». 

I sindacati, e non solo, temono una distruzione programmata del servizio pubblico, con la trasformazione delle ferrovie, la SNCF, in una società anonima. Tutto ciò che non sarà redditizio verrà eliminato: dai lavoratori alle linee ferroviarie meno frequentate, ma indispensabili alla sopravvivenza economica di numerose regioni rurali francesi. 

Qualche mese fa, gli abitanti di Vierzon, nel cuore del Berry, una delle regioni meno abitate di Francia, ha sfiorato la soppressione di due treni, tra cui quello delle 6h30 del mattino, che permetteva agli studenti e agli impiegati di aziende parigine, di recarsi all’università e al lavoro. È solo grazie a settimane di lotta e proteste, che gli utenti sono riusciti a vincere e a mantenere il collegamento in funzione. Ma che ne sarà una volta che le linee saranno privatizzate? I villaggi francesi di campagna si spopolano gradualmente, il treno è vitale per non infliggere il colpo di grazia a decine di comuni già provati dalla crisi economica. 

Le altre conseguenze di una possibile privatizzazione delle ferrovie ce le ricorda poi  la bravissima fumettista francese « impegnata » Emma, col suo eccellente lavoro « Les preneurs d’otage », già pubblicato da Mediapart.  

Nel Regno Unito, il prezzo del biglietto in seguito al ciclo di privatizzazioni è salito dal 30% al 300%. In Germania, altra nazione che ha già subito la privatizzazione delle ferrovie, lo stato finisce col sovvenzionare – per circa 8 miliardi di euro – le società private per mantenere un servizio ai cittadini più o meno corretto. Ovviamente lo stato sono i cittadini stessi e le loro imposte.

Senza contare il rischio di incidenti e di manutenzioni non corrette quando ad occuparsi di una linea sono più imprese private, spesso non coordinate tra loro. 

Come ricorda ancora Emma, il monopolio pubblico resta l’unica soluzione ragionevole, perché più il servizio ha passeggeri più i costi per gli utenti possono rimanere bassi. Le economie effettuate sulle linee ad alta frequentazione vanno così a finanziare le linee meno redditizie (e non gli azionari!)

Il governo francese terrà conto di questo? 

Qualche anno fa ebbi l’opportunità di intervistare Ana Roraima Andriani, una delle dirigenti di Interpol. L’Europa cominciava ad essere scossa dalla minaccia terrorista. « ma voi inviate le liste dei sospetti a tutti gli aeroporti? » le chiesi. « Sì, ma spesso è inutile, perché, da quando i servizi di sorveglianza negli aeroporti sono gestiti da imprese private, con lavoratori sovente poco formati e mal retribuiti, le nostre liste non sono nemmeno consultate ».

Meraviglie della privatizzazione. 

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