Lo scandalo del latte in polvere contaminato getta una luce inquietante sulla multinazionale Lactalis, rivelando i lati più foschi di uno dei più importanti imperi dell’agro-alimentare. 

L’affare è scoppiato lo scorso dicembre: il batterio della salmonella è stato trovato in diverse confezioni di latte in polvere per neonati prodotto dal gigante agroalimentare Lactalis nello stabilimento di Craon nella Maienna. Tonnellate di latte in polvere sono state ritirate dal mercato nei giorni successivi dopo che 37 neonati francesi sono stati ricoverati in stato di urgenza a causa dell’azione nefasta del batterio.

La stampa si è così interessata all’ultra-discreto amministratore delegato di Lactalis -una delle più importanti industrie alimentari al mondo- il misterioso Emmanuel Besnier, parco di conferenze stampa ma non di averi, a considerare dall’interminabile elenco di marchi celebri finiti sotto l’egida della multinazionale da una ventina di anni a questa parte.

Dagli italiani Galbani, Locatelli, Bel Paese, Cademartori e Invernizzi, alla panna Bridelice, dal burro President agli yogurt de La Laitière, dalla feta Salakis alla margarina Primevère, i satelliti dell’orbita Lactalis sono innumerevoli. 

Lo scandalo del latte contaminato si sta lentamente spegnendo, Emmanuel Besnier, dopo essersi trincerato nel silenzio per settimane, in via del tutto eccezionale ha accordato un’intervista a metà gennaio al Journal de Dimanche, promettendo indennizzi alle famiglie.

I riflettori dei media mainstream sono già puntati altrove e dopo un accenno di boicottaggio mai veramente messo in atto, i carrelli dei consumatori nei supermercati sono tornati a offrire un ampio tributo quotidiano alla multinazionale. Ma il vaso di Pandora è aperto, e se finora la proverbiale discrezione dell’amministratore delegato aveva tenuto a bada la curiosità dei giornalisti sul funzionamento dell’impero agro-alimentare, la breccia dello scandalo ha permesso di scoprire diversi aspetti inquietanti nel funzionamento dell’azienda e nel rapporto coi produttori.

Tanto per cominciare, malgrado gli introiti faraonici (17,5 miliardi di euro nel 2015) Lactalis rifiuta di rendere pubblici i propri conti, come prevede la legge francese per tutte le aziende. 

Il portaparola dell’azienda, Michel Nalet ha dichiarato all’Assemblea Nazionale che « non vede in che cosa sia utile la pubblicazione dei conti ». Il fatto che opporre questo rifiuto sia contro la legge, pare un semplice dettaglio.

A quanto pare, non vi è poi una reale volontà politica nel voler far cambiare le cose, visto che lo stesso Ministro dell’Agricoltura Stéphane Travers, interrogato dalla giornalista Elise Lucet sui conti Lactalis ha detto blandamente « faremo applicare la legge ». Per legge si riferisce alla Sapin 2, che impone sanzioni alle aziende che non rendono pubblici i propri conti. Ci si chiede perché non sia stato ancora fatto, dal momento che Lactalis infrange la legge da anni.

Lo strapotere della multinazionale si evidenzia anche nei rapporti con la giustizia. Il tribunale che dovrebbe obbligare Lactalis a pubblicare i conti è il Tribunale Commerciale di Laval. Ora, il vice-presidente di questo tribunale è Michel Peslier, che oltre a ricoprire questa funzione è anche…alto dirigente di Lactalis. 

Come è possibile garantire l’imparzialità di giudizio in una situazione simile? Non è possibile, infatti il tribunale di Laval ha « rimbalzato «  l’affare a quello di Rennes, che lo ha a sua volta rimandato indietro a Laval per incompetenza territoriale, in un gioco di palla avvelenata che sembra soprattutto avere come scopo il prendere tempo e rimandare le decisioni. 

Dal punto di vista dei rapporti coi produttori di latte, la situazione non sembra essere più limpida.

Agricoltori sempre più poveri e sempre più indebitati continuano a patire la folle decisione dell’abolizione delle quote latte operata dall’Unione Europea nel 2015, che ha portato a una sovrapproduzione e di conseguenza a un crollo dei prezzi. 

Tra gli allevatori che lavorano per Lactalis (circa 17000, il 20% del latte francese finisce nelle cisterne Lactalis) tiranneggiati dall’offerta di prezzi troppo bassi, in molti ormai hanno deciso di gettare la spugna, vendendo animali e terreni. 

Malgrado i benefici ottenuti ogni anno, il numero uno del settore infatti rifiuta di negoziare i prezzi coi sindacati degli agricoltori e questi si ritrovano così a lavorare in perdita. 

Decisamente, il latte di Lactalis, è lungi dall’essere immacolato.

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