Due fra i più autorevoli quotidiani stranieri sembrano dimenticare i lontani pezzi al vetriolo su Berlusconi. I toni sul Cavaliere si sono improvvisamente ammorbiditi. Come mai? 

Quasi contemporaneamente, L’Economist e Le Monde hanno riabilitato Berlusconi. Proprio i giornali stranieri che più di altri avevano denunciato scandali, inadeguatezza, conflitti d’interessi, immagine da barzelletta, hanno passato un colpo di spugna su un ventennio in cui, al di là dei giudizi sul personaggio, l’Italia ha fatto soprattutto passi indietro. E’ stata governata anche dal centro sinistra negli anni di Prodi e D’Alema, ma soprattutto dal Silvio nazionale che nominava ministri i suoi avvocati e che ha sempre pensato più alle sue aziende che al bene del Paese.

Come si spiega la conversione di due fogli autorevoli? Come è possibile che la riabitazione di Silvio sia scritta dagli stessi giornalisti che lo consideravano l’impresentabile? E’ vero che alla terza età si possono perdonare molte cose, ma gli articoli di Le Monde ed Economist non vanno considerati un ravvedimento o un cambio di metro di giudizio su Berlusconi, bensì un’attenta e condivisibile analisi della politica italiana alla vigilia di drammatiche elezioni.

Certo che a ottantanni suonati, nonostante lifting e indubbia vitalità (del resto lui si crede immortale); Berlusconi non è una risorsa per il Paese e il passato parla per lui. Tuttavia il sistema elettorale, lo scontro all’ultimo sangue fra i partiti, la crisi del centro sinistra e le lacerazioni del PD, il sostanziale tramonto di Matteo Renzi hanno creato una situazione inedita, complicata, dagli sviluppi imprevedibili, anche perchè nessuno sembra in grado di condizionarli. Di fatto, si confrontano tre blocchi, formati peraltro da alleanze fragili e contradditorie, nessuno dei quali puó sperare di ottenere la maggioranza per governare. Il centro sinistra sostiene l’attuale premier Gentiloni, ma è indebolito dalla scissione nel PD e dalla scelta di alcune persnalità di correre da sole. All’estero, puó sembrare incredibile che le due più alte cariche dello Stato, il presidente del senato Grasso e la presidente della Camera Boldrini – elette e designate dal PD – formino un partito alternativo e facciano propaganda dai loro scranni, ma in Italia succede anche questo.

Il centro destra è un’ammucchiata improbabile di liberali e xenofobi, di nazionalisti e autonomisti, di europeisti e antieuropeisti, tenuta insieme dal collante Berlusconi, formidabile comunicatore che infatti fa salire l’alleanza nei sondaggi.

Il terzo polo è il Movimento Cinque Stelle, probabilmente il primo partito, ma senza maggioranza e senza alleati disposti a sostenerne un eventuale governo. Il movimento del comico Beppe Grillo, guadagna consensi con promesse irrealistiche e raccoglie il malcontento diffuso in ogni strato della società italiana. Crescono l’astensionismo, il rifiuto della politica, la corruzione, mentre si perdono per strada le buone intenzioni. Le riforme lanciate da Renzi e Gentiloni hanno lasciato il segno, l’Italia va complessivamente meglio, ma questo non basta ad arginare lo scontento, il populismo, la voglia di cambiare tutto, ben sapendo che con Grillo non cambierà niente, se non in peggio. L’Italia soffre di malattie della politica molto diffuse in Europa, ma a differenza ad esempio di Francia e Germania, non ha gli antidoti. Le isituzioni, il sistema elettorale, l’inadeguatezza della classe dirigente, i limiti del sistema dell’informazione, l’intrusione eccesiva della politica nella televisione sono tutti fattori che tengono il Paese in una palude in cui tutti si fanno la guerra per non affogare. Un peccato, perchè le bellezze e le risorse, il talento e le volontà non mancano in un Paese che resta unico e straordinario e avrebbe tutte le potenzialità per essere migliore.

In questo quadro, si capisce perchè Berlusconi possa assumere un ruolo decisivo, quasi di salvatore della patria in viaggio sul Titanic.

Il centro destra potrebbe avere la maggioranza e comunque costituire il più forte argine all’avanzata dei Cinque Stelle.Potrebbe governare o sostenere un governo con il PD, una sorta di grande coalizione alla tedesca,  che assicuri la continuità del governo Gentiloni con una maggioranza diversa dall’attuale. In ogni caso, è Berlusconi che darà le carte. « Menomale che Silvio c’è! » è il ritornello di una canzone elettorale che cominciano a cantare in molti. Turandosi il naso.

 

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