C’erano un volta i Panama Papers. Lo studio Mossack e Fonseca venne rivoltato come un calzino per scoprire i robusti scheletri nell’armadio di VIP, politici, finanzieri, manager e faccendieri di ogni latitudine. I risultati dell’inchiesta da quel formidabile consorzio internazionale di giornalisti d’investigazione non ebbero però i risultati sperati. Se le rivelazioni furono tuonanti, le reazioni lo furono molto meno e praticamente tutti gli accusati di frode fiscale continuarono a badare indisturbati alle loro faccende. Poi fu la volta di Paradise Papers, stesso consorzio internazionale di giornalisti e stesse scoperte inverosimili: un lavoro immane, milioni di documenti analizzati e rivelazioni sconvolgenti sull’irresistibile abitudine delle multinazionali a frequentare i paradisi fiscali sotto il sole dei tropici.  In Francia, tanto per citare uno dei nomi eccellenti emersi nell’indagine, l’imperatore delle armi Dassault è stato messo alle corde dall’inchiesta, che ha svelato la consuetudine di far transitare i pagamenti dei jet privati prodotti dal colosso attraverso le agenzie specializzate dell’isola anglo-normanna di Jersey, al fine di evitare il pagamento della TVA (IVA francese).

C’erano una volta i Panama e i Paradise Papers, ma forse domani non ci saranno più.

La Francia, contrariamente all’Italia, gode di  un palinsesto televisivo ricco di interessanti trasmissioni dedicate al reportage e al giornalismo d’inchiesta. Programmi come Envoyé speciale, Cash Investigation, Complement d’Enquete hanno valso ai giornalisti premi prestigiosi quali l’Albert Londres.

Ma oggi, sotto il giogo dei tagli di budget annunciati dal Ministero dell’Economia per la televisione pubblica, France Télévisions dovrà procedere a un taglio di 50 milioni di euro e pare che la direzione dei vertici delle reti pubbliche vada nella direzione opposta agli interessi dei giornalisti. Tra i programmi che giocheranno il ruolo di agnelli sacrificali, pare ci saranno proprio Complement d’Enquete e Envoyé Special, due pilastri del giornalismo « come si deve ».

Se oggi sono trasmesse tre edizioni mensili per ognuno dei due magazine di informazione, i tagli porterebbero a sopprimere due terzi delle edizioni. La Société des journalistes de France Télés è già scesa in campo con un comunicato stampa al vetriolo, dove denuncia l’ingiustizia verso i cittadini, costretti così a pagare il canone pur essendo privati di alcuni potenti strumenti di denuncia e di informazione come i programmi in questione.   I tagli si tradurrebbero nel licenziamento di un terzo dei giornalisti nelle due redazioni, compromettendo inevitabilmente la qualità del lavoro svolto.

Esisteranno ancora inchieste come quella sull’impero africano di Vincent Bolloré, premiata con il Premio Albert Londres? O quella dei retroscena della campagna di comunicazione messa in atto da Macron nella corsa all’Eliseo?

La strana coincidenza vuole che i programmi di investigazione siano presi di mira dalla scure di Bercy proprio nelle settimane che seguono le rivelazioni dei Paradise Papers. Un caso?

Tutti i programmi di « divertissement », reality show e giochi televisivi compresi, rimarranno invariati. La tv francese imbocca così la strada dell’informazione a buon mercato, come già succede in Italia, con la sua carenza cronica nei palinsesti di spazi dedicati al documentario e al giornalismo d’inchiesta?

Per sopperire alla mancanza di approfondimenti, si ricorrerà anche qui ai megafoni del sensazionalismo?

La giornalista Elise Lucet, conduttrice di Envoyé Special, ha vinto il suo processo contro l’Azerbaijan, ma vincerà anche quello contro una volontà politica che vuole far tacere chi è intenzionato a raccontare la verità? La tv è destinata a diventare ovunque una cornucopia disciplinata capace solo di far scaturire programmi innocui per le lobbies e nefasti per le coscienze?

Il web e i social network pur condizionati dalla loro dinamica caotica, si ritroveranno soli a dover assumere la responsabilità di informare il pubblico su ciò che la tv dovrà tacere? Ai POST l’ardua sentenza…

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