Make the planet great again. Lo aveva detto lui, Macron, parafrasando lo slogan Make America great again di un Trump scettico di fronte ai cambiamenti climatici e restio ad aderire agli accordi di Parigi per il clima. 

Da quando è presidente, Emmanuel Macron si è dotato di un Ministro dell’Ecologia star: Nicolas Hulot, in passato presentatore di una trasmissione  televisiva popolarissima in Francia, Ushuaia, pioniera nel sensibilizzare il pubblico alle tematiche ambientali.

Il suo nonno architetto abitava nello stesso immobile del grande cineasta Jacques Tati, che si ispirò a lui per il celeberrimo « Le vacanze di Monsieur Hulot ». Il nipote Nicolas non è da meno in termini di celebrità. Il suo nome è sinonimo di lotta per l’ecologia. Nessuno dei precedenti presidenti, da Sarkozy a Hollande, era riuscito ad annoverarlo nel team al governo. Hulot voleva essere libero di agire da paladino dell’ambiente senza essere imbrigliato al delicato esercizio del potere e ai giochi politici. Ma il vento nuovo portato da Macron ha fatto il suo effetto, ed ora Nicolas Hulot fa parte della squadra, è presente, e tutti si aspettano di vedere che piega prenderà il discorso sull’ecologia in questo quinquennio, con un tale peso massimo, e tutto il carisma che ne deriva, al posto di ministro.

Il primo round della sua missione si è concluso con una sorta di pareggio.  La Francia ha deciso di vietare l’uso del glifosato entro il 2022. Ricordiamolo, il glifosato è il principio attivo presente nell’erbicida Roundup, uno dei prodotti di punta della Monsanto, la multinazionale che sta ai movimenti ecologisti come il diavolo sta a una comunità di frati benedettini.

Un paio di settimane fa, « l’avenue più bella del mondo » – gli Champs Elysées – ha assunto un’allure bucolica, quando, circa duecentocinquanta agricoltori provenienti da tutta la Francia, si sono sdraiati nel bel mezzo della carreggiata su un letto di fieno, per scuotere l’opinione pubblica e impedire la messa al bando del glifosato.

In una situazione di crisi del settore che negli ultimi anni ha addirittura condotto molti agricoltori al suicidio, quel che interessa a quest’ultimi è sopravvivere economicamente e senza un valido sostitutivo al Roundup, si teme che la concorrenza dei prodotti degli altri paesi in cui il glifosato continua a essere utilizzato, possa affossare quel che resta del mercato cerealicolo francese.

Eppure una pletora di scientifici indipendenti ha messo in guardia l’Unione Europea dicendo che la sostanza è « probabilmente cancerogena ». Gli effetti nefasti sarebbero confermati da studi indipendenti. All’inizio di quest’anno invece, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) aveva assicurato che il prodotto non era da considerare nocivo, insomma, il glifosato avrebbe la fedina penale immacolata.

Chi ha ragione? La Francia ha preso la sua decisione, all’inizio l’idea era quella di vietare subito la sostanza, di dare credito agli studi indipendenti, ma la ribellione degli agricoltori, ha fatto sì che si pensasse a un periodo di transizione per consentire le ricerche volte a trovare un prodotto alternativo. Cinque anni. Tra cinque anni la Francia non avrà più glifosato nei suoi campi. L’Unione Europea vuole autorizzare la sua utilizzazione per altri dieci.

Parigi ha più fretta dell’Europa di rendere il pianeta « great again ».

A patto che Monsieur Hulot non vada in vacanza.

 

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