Ingiustizie sociali in favore delle classi più abbienti, concessioni ai ricchi e tagli ai poveri, multinazionali « graziate » e operai lapidati: la favola del giovane presidente debutta male e i sondaggi alle favole non credono più. 

Ieri Brigitte Macron di Dior vestita stringeva la mano a Bono degli U2, in visita all’Eliseo. La prossima settimana sarà la volta di Rihanna. La cantante di « Diamonds » varcherà le soglie del palazzo presidenziale per parlare della sua fondazione.

Show must go on.

I« diamonds » di Macron tuttavia, le promesse presidenziali e il clima euforico della campagna elettorale stanno  via via cedendo il passo a quella che pare essere la natura autentica del quinquennato: paillettes, fumo negli occhi, i diamanti sono zirconi che non impressionano più. Le bizze di Macron che vuole scegliere di persona i giornalisti dai quali vuole essere intervistato, una riforma del lavoro che incombe e che qualcuno già descrive come una falce che raserà le ultime tutele dei lavoratori dando via libera a contratti a progetto e precariato istituzionalizzato. Macron ha perso nelle ultime settimane dieci punti nei sondaggi. Come l’astronauta Thomas Pesquet dopo l’avventura spaziale, passato dall’euforia dell’assenza di gravità ai passi pesanti sulla superficie terrestre, il presidente francese sta affrontando una discesa altrettanto rapida nei sentimenti del suo popolo e fra i suoi stessi elettori. Nell’ultimo periodo, sono infatti in molti ad aver abbandonato le file de La République En Marche. Qualcuno addirittura ha fatto causa al movimento, per non essere stato fedele ai valori stabiliti all’inizio. E ha sbattuto la porta.

Le risoluzioni economiche del governo macronista sono al centro del dibattito e verrebbe voglia di seguire il consiglio del compianto Stéphane Hessel: « Indignez-vous! »

L’ISF, l’imposta sulla fortuna che colpisce le persone con un patrimonio superiore a un milione e trecentomila euro, verrà ridotta per, secondo i marconisti: « fare in modo che il denaro risparmiato venga investito nelle imprese e nel rilancio dell’economia ». Ovviamente, se la riduzione sarà concreta, il fatto che i beneficiari decidano di investire le loro fortune « nelle imprese e nel rilancio dell’economia » è tutta un’ipotesi, senza alcuna garanzia. Non bisogna dimenticare che molti fra quelli che pagano l’ISF sono titolari di conti all’estero, con una netta preferenza ai paradisi fiscali « sea, no tax and sun », e che questi conti non faranno probabilmente che gonfiarsi grazie alle concessioni fiscali, non è previsto infatti nessun obbligo per i milionari, di investire da qualche parte il denaro « graziato » dal fisco. Dal lato opposto della società, agli antipodi delle ville e dei conti alle Caymans, ci sono loro, i poveri, ai quali Macron ha appena deciso di togliere cinque euro al mese per quanto riguarda gli aiuti per gli alloggi e l’assistenza abitativa. Una cifra considerata irrisoria per taluni, ma significativa per gli studenti e tutti quelli che beneficiano di questo genere di aiuti.

Sul fronte delle multinazionali, Macron non sa fare di meglio. La vicenda della Apple, col suo logo design della mela morsicata, si apparenta sempre più a una brutta favola di Biancaneve priva di happy end. La senatrice socialista Marie Noelle Lienemann ha da poco tuonato  contro il governo, che trascina i piedi nel richiedere il dovuto all’azienda di Cupertino, dopo che la Commissione Europea ha richiesto il rimborso da parte del gigante informatico di 13 miliardi di euro, all’Irlanda e agli altri Paesi dell’Unione. « Troppe multinazionali godono di un livello di imposizione bassissima, mentre i nostri concittadini dal 2012 in poi, fanno fronte a imposte sempre più elevate » ha commentato la senatrice. Silenzio stampa sulla questione da parte di Macron.

Ma il viaggio nel magico mondo del giovane presidente non si ferma qui e ci conduce ancora una volta agli antipodi, Dal lato opposto dei profitti colossali della Apple che adora gli smartphone e molto meno il fisco, ci sono i lavoratori di un’azienda nelle Ardenne, che in questi giorni stanno perdendo il sonno. La Corte di cassazione li vuole obbligare a restituire una gran parte delle indennità di disoccupazione ottenute nel 2008 dopo che l’impresa in cui lavoravano chiuse i battenti lasciando operai e famiglie in rovina. Alcuni di loro, oggi ancora disoccupati o con stipendi che non arrivano ai mille euro al mese, devono fino a 20.000 euro. La giustizia ha deciso che, quando l’azienda ha licenziato i lavoratori, questi « presero troppo denaro ». Anche qui, no news dal governo, nessuna azione solidale in vista. Ci sono Bono e Rihanna da ricevere, il presidente è troppo occupato.

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