I Ritals sono certamente la web serie del momento, ma rappresentano anche la favola poetica e semi-seria di due giovani eroi ordinari. Una success-story dei giorni nostri.  

Federico voleva venire a Parigi da sempre. Fin da ragazzino, l’aquilone della sua fantasia era sospeso sul cielo argenteo della Ville Lumière. Lui teneva il filo da Ortona, poi il filo lo ha accorciato, andando a studiare a Milano. « Se mi sono trasferito al nord, è per avvicinarmi un po’ di più a Parigi » confessa. Ha una faccia che sarebbe piaciuta a Jacques Tati. Innamorato di letteratura francese, attira una simpatia immediata col suo look da Café de Flore: cappello di feltro, cravatta annodata male, ciuffo arruffato di chi emerge da un sogno e occhi vispi e spalancati di chi, in quel sogno, ha visto grandi cose.

Poi c’è Svevo, un nome che evoca quel grande scrittore che di nome proprio faceva Italo. Italo Svevo era ossessionato dalla sua « ultima sigaretta »; in un famoso racconto elencava le centinaia di volte in cui aveva aspirato con voluttà la nicotina pensando e giurando che quella sarebbe stata l’ultima volta. E invece.

Svevo Moltrasio ha studiato cinema, ha realizzato cortometraggi. Poi un giorno, di fronte agli ostacoli di un universo capriccioso di promesse effimere, si è promesso che sarebbe stata l’ultima volta. I cortometraggi, sì, certo, l’espressione artistica, come no, però non si può vivere di illusioni. Basta, chiuso, è l’ultima volta. E invece.

Quando la porta del cinema era stata chiusa e non restava che girare la chiave a doppia mandata, è avvenuto l’incontro con Federico Iarlori, che invece col cinema non aveva chiuso affatto, anzi, l’avventura era tutta da cominciare.

Federico voleva cominciare a recitare, Svevo voleva smettere di essere regista. Si sono incontrati in uno di quei posti che il mondo moderno ha trasformato in stazioni per sognatori. C’è chi parte e c’è chi arriva. Ci sono quelli in partenza per i loro sogni, alla ricerca di un modo concreto per sostenerli e ci sono quelli i cui sogni sono una vacanza al capolinea, e cercano il modo di passare oltre. Quel posto era un call center. Federico aspettava il suo treno, Svevo scendeva dal suo convoglio, dopo un viaggio appassionante ma scomodo.

Quasi per gioco, tra una chiamata e l’altra, è maturata l’idea dei Ritals. Ormai -grazie a loro- lo sanno tutti: « Ritals » era l’appellativo venato di disprezzo con cui i francesi chiamavano nel secolo scorso i migranti italiani. Quale migliore epiteto, per una web serie che trabocca humour sui cliché con cui ci squadrano i nostri vicini d’oltralpe?

«Ci prendiamo gioco degli stereotipi che sopravvivono tra italiani e francesi, e la maggior parte del pubblico apprezza », confida Svevo. « Qualcuno però ci critica sui social network, pensando che vogliamo davvero denigrare i francesi, o viceversa, gli italiani, e questo ci ferisce un po’. Evidentemente, il senso dell’ironia non è uguale per tutti » Svevo fa fatica ad accettare certi attacchi gratuiti e l’ »orizzontalità » del rapporto regista-spettatore, peculiarità del web, lo lascia ancora un po’ spiazzato.

Federico rincara: « Ci sono poi quelli che non fanno differenza tra i due personaggi di Ritals e il Federico e lo Svevo della realtà. Per una parte del pubblico siamo tutt’uno e quando ci incontrano per strada, spesso si rivolgono a noi come se stessero parlando con i nostri personaggi. Sono persuasi che siamo davvero coinquilini e che la nostra attitudine sia quella che abbiamo nella vita di tutti i giorni ».

Così Svevo si lamenta del fatto che puntualmente si ritrova ad aver a che fare con una serie di fan che lo investono con una nutrita salve di battute in romanesco. « Ma io sono un ragazzo di buona famiglia » dice, ironico, aggiustandosi il bavero della giacca impeccabile.

Le cifre in ogni caso parlano chiaro. Gli abbonati su Facebook si aggirano sui 50.000 e sono in costante aumento. Ci saranno sporadici brontoloni da tastiera che non perdono occasione per lanciare proiettili al curaro su qualunque proposta online, ma il successo della web serie e l’inizio di un’autentica « Ritalsmania », è un dato di fatto. Agli apertitivi organizzati dal duo, si fa la coda. In ogni evento parigino dove l’Italia sia all’onore, i Ritals sono ormai gli insostituibili « special guest ».

Sono lontani i tempi di « Intibah », il bel lungometraggio scritto da Svevo e girato nel 2014, in cui i due interpretavano ruoli di artisti incompresi. Ormai il loro talento è stato capito e apprezzato da un numero incalcolabile di fan.

Federico e Svevo fanno ancora un po’ fatica a realizzare quanto sta accadendo attorno a loro. Hanno però la capacità di rimanere coi piedi per terra e ben saldi ai loro valori professionali.

« Siamo stati contattati da importanti manager del web ma il nostro obiettivo non è intensificare la serie, col rischio di perdere in qualità e di diventare ripetitivi. Abbiamo altri progetti, vogliamo offrire al pubblico un prodotto di qualità »

Quindi quale sarà il prossimo step? Il cinema? L’editoria? Tra sorrisi sornioni e ammiccamenti, i Ritals non si sbilanciano.

Scaramanzia italica e discrezione francese.

Quel che è certo è che qualcosa bolle in pentola. E non sarà una minestra riscaldata, ma una delizia per gourmet.

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