Mohammed Al Issa, segretario generale della Lega Islamica mondiale (in passato Ministro della Giustizia in Arabia Saudita), sulla rivista libanese Al Hayat (oggi in mano a un gruppo editoriale saudita) si è espresso sul velo islamico portato dalle donne musulmane in Europa, affermando più o meno in questi termini: «Quando un Paese democratico decide di non autorizzare il velo, bisogna accettare la legge. Se si desidera restare, bisogna toglierlo. »

Questa dichiarazione, proveniente da un dignitario di uno degli Stati più repressivi al mondo per quanto riguarda i diritti femminili, ha un peso davvero considerevole nella Francia di oggi, dove le rivendicazioni da parte dell’Islam più radicale,  sono spesso oggetto di dibattito pubblico. Una parte della società francese oggi ha un volto terreo, avvelenato da un farmaco letale composto dal timore di nuovi attentati e dalla crisi economica che inghiotte le speranze di generazioni come una trappola di sabbie mobili. In un contesto fragile come un flacone di nitroglicerina, ogni provocazione, ogni scossa può provocare scintille pericolose. Una di queste scintille si è verificata due giorni fa sulla spiaggia di Cannes, sotto le luci della Croisette agghindata a festa, come ogni anno, per il rutilante appuntamento col Festival del Cinema.

Il controverso uomo d’affari e politico di origine algerina Rachid Nekkaz, ha organizzato il viaggio in treno da Parigi di una decina di giovani donne islamiche, invitandole poi a bagnarsi in burqini sulla spiaggia dell’hotel Martinez, proprio lì dove una selva di fotografi  in preda ad una bulimia di immagini di star stava appollaiata sugli sgabelli portatili in attesa di Pedro Almodovar.

Se il regista spagnolo rifuggiva discretamente gli obiettivi, Nekkaz non se li è invece fatti scappare. Anche lui di « mala educacion » si intende, ma purtroppo non si tratta di film.

Dal 2010, Nekkaz paga le multe delle donne che indossano il velo integrale, proibito in Francia, motivando le sue azioni in nome « della libertà delle donne musulmane».

La gita in spiaggia delle dieci donne, alcune giovanissime, e del loro pigmalione, si è conclusa in commissariato. L’uomo d’affari ha rischiato di incorrere in una pesante sanzione amministrativa e in sei mesi di detenzione se non avesse rinunciato alla sua idea di manifestare sulla spiaggia in compagnia delle ragazze in burqini. L’intenzione di Nekkaz era quella di ricordare la decisione del Consiglio di Stato e lo stop ai decreti municipali anti-burqini che si stavano applicando via via in tutti i comuni della Costa Azzurra, dopo i fatti tragici di Nizza. La questione burqini, aveva alimentato il web e la stampa per settimane, poi la polemica si era fatta via via meno animata e la tensione si era allentata. Riportarla senza ragioni precise all’ordine del giorno – e decidere di farlo proprio durante il Festival di Cannes, di fronte alle telecamere del mondo intero – non può che suscitare ulteriori perplessità circa le « buone intenzioni » di Rachid Nekkaz. Il businessman ha cercato più volte – senza successo – di farsi eleggere in Francia alle legislative, e addirittura a due presidenziali, quelle del 2007 e quelle del 2012, rinunciando poi alla competizione politica per mancanza dei sostegni necessari. Sostegni che, almeno in un’occasione, avrebbe cercato di acquistare, ottenendone una condanna per corruzione. Nekkaz cerca dunque di ritrovare lustro nella comunità musulmana in Francia ponendosi come « paladino del burqa » . Il sonno della ragione genera mostri. A volte anche la frustrazione dell’ego, fa danni simili.

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