Da mesi, alla Réunion gli squali attaccano i bagnanti, come nei peggiori incubi, le vittime sono decine. E se la causa di questo inquietante fenomeno fosse da ricercare a Parigi, nelle stanze della politica? 

La Réunion è un bottone color nero lava, cucito nell’immenso blu dell’oceano indiano, un bottone che si infila a fatica nell’asola dell’immaginario collettivo quando si parla di Francia.

Eppure il nome dell’isola viene direttamente dalla Rivoluzione francese, da quel momento che ha impresso un tornante sul percorso storico del Paese dei Lumi. « La Réunion » era infatti quella fra i federati di Marsiglia e le guardie nazionali parigine, finalmente unite, nel 1792, per marciare verso il palazzo delle Tuileries, sede del potere.

Prima, l’isola, tappa cruciale per i viaggi della Compagnia delle Indie Orientali, si chiamava Bourbon, come la dinastia dei Borboni tanto detestata dai rivoluzionari. Vi si coltivavano il caffé, poi la canna da zucchero e infine la vaniglia, quest’ultima ancora oggi è considerata come la più pregiata al mondo e arriva a Parigi come un autentico tesoro, per essere lavorata dai migliori pasticceri dell’Hexagone.

Prodotti agricoli a parte, La Réunion ha poco posto nei pensieri dei Francesi, sebbene dal 1946 sia ufficialmente parte del territorio nazionale come dipartimento d’oltremare.

Peccato, perché sono numerose le vicende legate a quest’isola che contribuiscono a completare il mosaico della grande storia repubblicana. Si può dire ad esempio che Roland Garros, il nome che tutti associano al celebre torneo di tennis, fu un eroe dell’aviazione francese durante la Prima guerra mondiale, un asso dei cieli originario dell’isola, al quale in seguito vennero dedicate vie, piazze e il famoso stadio sportivo.

All’estero, della Réunion si parla ancora meno, qualche informazione turistica sul Piton de la Fournaise, uno dei vulcani più attivi e più spettacolari al mondo, e poco più. E adesso anche il turismo ha subito un calo clamoroso, per via di un fatto inquietante: dal 2011 ad oggi, sono ormai più di trenta gli attacchi di squali, una decina mortali, riferiti dalle cronache locali. Un vento di panico soffia tra i residenti e i turisti. Le spiagge della Réunion, in particolare la costa ovest, sono ormai off limits, i viaggiatori annullano le prenotazioni e le stanze degli hotel rimangono vuote. Sul banco degli imputati una razza in particolare di squali, i bulldog, colpevoli di praticamente tutti gli attacchi mortali, verificatisi soprattutto ai danni di giovani surfisti.

Se nel resto del mondo gli attacchi sono rarissimi e la paura dei pescecani è perlopiù legata a un terrore atavico e ai frame più spaventosi del mitico film di Spielberg, qui il pericolo è grande e concreto, la popolazione è ormai stanca di ambulanze che filano a sirene spiegate verso le spiagge per soccorrere ragazzi dagli arti tranciati o sotto choc perché un bulldog ha azzannato la tavola da surf. Biologi marini e veterinari, da qualche anno si interrogano sulla presenza inquietante di branchi di bulldog e squali tigre  in prossimità di  queste coste e soprattutto sulla loro aggressività verso l’uomo, davvero insolita. Agli inizi, qualche deputato metteva persino in causa la creazione di una riserva marina, che col divieto di pesca imposto avrebbe fatto moltiplicare il numero dei pescecani, attirati qui dal maggiore numero di pesci a disposizione. Ma i dati hanno smentito l’ipotesi, la riserva marina avrebbe fatto per ora incrementare di poco il volume della fauna ittica, i predatori non avrebbero quindi avuto nessun motivo per convergere verso la zona. Le responsabilità sarebbero da attribuire invece a due cause in particolare. In primo luogo il global warming: con l’innalzamento della temperatura dell’oceano, come è già avvenuto alle Seychelles e come sta avvenendo sulla Grande Barriera Corallina australiana, i coralli sbiancano e muoiono. I coralli rappresentano il nutrimento principale degli innocui squali del reef, che tra le cose di cui sono ghiotti, oltre ai coralli annoverano i bébé di altri squali, bulldog in primis. Senza predatori, i bulldog potrebbero dunque crescere tranquillamente e moltiplicarsi. L’altra causa, probabilmente ancora più importante della prima, vedrebbe sul banco degli imputati proprio il governo francese centrale. A Parigi si decidono infatti le attribuzioni delle concessioni per il diritto di pesca nelle acque territoriali. Le acque della  Réunion sono sempre state particolarmente pescose e costituiscono una riserva ambita che attira gli appetiti delle grandi società  legate alla pesca e alla lavorazione dei prodotti ittici. Sull’isola ha sede la potente SAPMER, sulla quale Greenpeace sta conducendo un’indagine. La sua flotta conta fra le numerose imbarcazioni anche il Franche Terre, che con i suoi 90 metri di lunghezza è il più grande peschereccio francese, una di quelle « navi-mostro » che le associazioni ecologiste ritengono responsabili di compromettere l’equilibrio della fauna marina, svuotando letteralmente i mari. Il pescato, tonni in particolare, viene consegnato sull’isola di Mauritius, ormai diventata la base mondiale per la lavorazione e il commercio del tonno. Mauritius, « l’isola sorella » della Réunion sta modificando le tonnare per passare dalla lavorazione di 9000 tonnellate di prodotto l’anno a 30.000. Il Giappone sarebbe fra i clienti più assidui e più esigenti. Il risultato è prevedibile: il mare si trasforma in deserto e gli squali non hanno più di che nutrirsi, di conseguenza si avvicinano alle coste e minacciano l’incolumità dei bagnanti.

La popolazione è divisa in due fazioni: gli ecologisti che puntano il dito proprio contro questa pesca indiscriminata e contro i bagnanti che non rispettano le regole di sicurezza -molti degli attacchi si sono verificati in zone dove la balneazione è proibita o fortemente sconsigliata – e gli altri, che invece vorrebbero intensificare la caccia agli squali per evitare che il turismo, la più importante risorsa dell’isola, continui a subire un calo vertiginoso.

Se i primi accusano Parigi di aumentare di anno in anno le quote di pescato per le grandi società come SAPMER, ai danni della fauna marina e dei piccoli pescatori locali, i secondi si lamentano del fatto che il governo non aiuti finanziariamente l’isola confrontata alla fuga dei turisti. Lo scontento generale si è fatto così sentire al primo turno delle presidenziali.

Anche la Réunion, come già la Guyana e gli altri dipartimenti e territori d’oltremare, si sente abbandonata da Parigi e si lamenta del fatto che la capitale non si occupi sufficientemente dei problemi dell’isola e della loro gestione. A poco è servito, alla vigilia del primo turno, il viaggio di François Fillon, già in piena tormenta mediatica e sotto l’occhio dei giudici. Come numerosi altri DOM-TOM, La Réunion vota gli estremi. In testa al primo turno è arrivato Jean-Luc Mélenchon, seguito a ruota da Marine Le Pen.  Escluso Melenchon dalla corsa, è prevedibile sapere quale preferenza i Réunionnais affideranno alle urne.

Marine Le Pen sa che può trovare nei dipartimenti d’oltremare un vasto consenso, frutto della frustrazione delle popolazioni che si sentono abbandonate dal governo centrale, e non perde occasione per esprimersi. Un coro di « votez Marine » è apparso ad esempio una settimana fa sui social network dopo che la leader del Front aveva comunicato la sua solidarietà verso dei poliziotti feriti nel comune di Saint Benoit alla Réunion, in seguito all’arresto di un giovane islamico radicalizzato.

Alla Réunion, gli squali, quelli veri, potrebbero dunque dare una mano agli squali della politica nel duello finale. Inquietante, come e più di un film di Spielberg.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here