C’é un clima strano, stranissimo, alla vigilia del voto. Le passioni sopite o deluse si sono rianimate. Per tutta la stampa, televisioni, intellettuali, associazioni di categoria, sindacati, comunitá religiose ebraiche e musulmane, Marine Le Pen e il suo Front National sono il pericolo per la democrazia e la convivenza civile, il fantasma xenofobo che aleggia sull’Europa, il populismo che porterá la Francia alla rovina. Un coro unanime, un sussulto di senso civico e di orgoglio democratico, ma del tutto improvvisato. Eppure, fino a ieri, l’inconsistenza del fronte repubblicano anti Le Pen era data per accettata. Defenzioni a sinistra, defezioni a destra, astensionismo crescente, sotterranee strategie per salvare la baracca dei partiti in rovina in vista delle legislative di giugno. Al punto che, in casa socialista e gaullista, una vittoria di misura di Macron é sembrata piú auspicabile che un trionfo, se lo sguardo é giá rivolto a future rivincite e alla conservazione del sistema. IL rinnovatore senza maggioranza non é un pericolo per nessuno.

Eppure, fino a ieri, una sorta di banalizzazione del linguaggio lepenista, accompagnata da analisi in profonditá sulla base sociale del Front, sui flussi di voti operai e giovani, sulle continguitá con la piattaforma politica dell’estrema sinistra di Melenchon (che non ha fatto dichiarazioni di voto!) l’avevano resa “accettabile” come competitor. Una sorta di Trump in gonnella contrapposta a Hillary/Macron, il freddo tecnocrate dell’establishment. Inoltre, Il Front National é pur sempre il primo partito di Francia, ormai stabilmente radicato nel quadro politico nazionale.

Come spiegare il sussulto improvviso, l’agitarsi di bandiere per Macron, le dichiarazioni di voto dagli ambienti piú diversi, la campagna di un giornale fortemente conservatore e fino a ieri distante come Le Figaro?

Credo che la lezione americana sia servita a qualche cosa. Sotto sotto si teme che la vittoria di Macron data per scontata e il 62 per cento per lui indicato dai sondaggi favoriscano la smobilitazione dell’elettorato a tutto vantaggio di una (improbabile?) rimonta di Marine. La certezza é che i sondaggi in Francia sono piuttosto attendibili, ma anche che non bastino gli endorsments dell’ultima ora a scongiurare un alto tasso di astensione. Secondo gli esperti che – controcorrente –  avevano predetto la vittoria di Trump, con un’astensione attorno al 40 per cento (tutta peraltro a danno di Macron) Marine ce la potrebbe ancora fare. In ogni caso, può puntare a una sconfitta di misura che, sul piano politico, ridimensionerebbe il successo di Macron e lascerebbe sul tavolo molte incognite sulla stabilitá e governabilitá del Paese.

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