È il titolo di una petizione firmata da 1500 donne abitanti nel quartiere di La Chapelle-Pajot, nel XVIII arrondisement parigino.

La zona della Chapelle, a nordest di Parigi è storicamente il quartiere della comunità indiana, una zona piuttosto pittoresca e non priva di attrattive per i visitatori, dall’originale teatro delle Bouffes du Nord voluto da Peter Brook, situato proprio all’uscita del metro La Chapelle, alla graziosa piazza del Marché de l’Olive, all’interessantissimo centro culturale 104, punto di riferimento per artisti e performer di ogni disciplina, dalla video-art, alla danza, alla musica techno, provenienti dai quattro angoli del pianeta. Eppure non è tutto rosa in questo quartiere in perenne trasformazione e gli abitanti, le donne soprattutto, hanno deciso di manifestare il proprio disappunto e la propria collera. Qui, sotto le arcate del « metro aérien », da mesi, tra uno sgombero e l’altro, bivaccano centinaia di migranti, per la maggior parte uomini, provenienti da Afghanistan e Africa dell’est, in particolare Sudanesi.   Le condizioni igieniche degli accampamenti di fortuna sono deplorevoli. Le forze dell’ordine regolarmente intervengono  per trasferire i migranti in centri dislocati su tutto il territorio ma alcuni gruppi di giovani hanno fatto della Chapelle il loro punto di riferimento e stazionano tutto il giorno nei giardinetti e nelle vie del quartiere. La zona della stazione della metro, così come la stazione di Barbes, da anni sono il punto di smercio per piccoli pusher, essenzialmente di origine maghrebina, che qui vendono hashish, cannabis, crack o sigarette di contrabbando. I nuovi arrivati gravitano attorno a questo « pool » di trafficanti e il mix diventa esplosivo, soprattutto per le donne del quartiere.

« Passeggiare qui è diventato impossibile » raccontano. « Tra trafficanti e nuovi migranti, bisogna farsi largo tra gli insulti sessisti, questi individui hanno preso possesso della zona, sono spesso ubriachi, urinano per strada, guardano insistentemente le ragazze e gli scippi sono all’ordine del giorno ». Per il comitato di quartiere che ha dato avvio alla petizione « la situazione è da mesi insostenibile, La Chapelle è diventata una sorta di territorio esclusivo per soli uomini e le ragazze hanno paura a uscire ». Il sindaco della capitale, Anne Hidalgo, ha promesso di intervenire rapidamente, rafforzando il dispositivo di sicurezza nelle zone più sensibili. Il problema che sembrava pesare solo sulla banlieue (ne avevamo parlato qui) appartiene quindi oggi al cuore della capitale. Qualcuno denuncia già « il complotto razzista in vista delle legislative ». Ma è sufficiente fare una passeggiata dalla piazza della Chapelle a rue Pajol per rendersi conto che il disagio è reale. Negarlo, mettere la testa sotto la sabbia imitando lo struzzo, serve davvero la causa dei migranti? O davvero c’è chi pensa che si debba scegliere tra diritto dei migranti e diritti delle donne, a scapito di quest’ultime? Non si può certo accusare gli abitanti della zona di essere razzisti, La Chapelle, da sempre è una delle aree più cosmopolite di Parigi e questo mix etnico e culturale rappresenta la sua ricchezza. Da qualche tempo però, questo equilibrio è seriamente minacciato e a farne le spese sono gli abitanti “storici” del quartiere, indipendentemente dalla loro origine. Negli ultimi mesi, le cronache hanno riferito a proposito di una baby gang di bambini maghrebini, giunti da soli in Europa, che sniffano colla e terrorizzano i passanti nella zona della Goutte d’Or.  L’anno scorso numerose risse fra gruppi di migranti nella zona di Stalingrad hanno fatto sì che la gente del quartiere si barricasse in casa. Per finire, il comune di Parigi ha aperto una “salle de shoot” ( centro dove i ragazzi che fanno uso di droga possono iniettarsi le sostanze stupefacenti in condizioni igeniche adeguate) proprio a La chapelle, facilitando involontariamente l’attività dei pusher e scatenando le ire degli abitanti. Come accennato prima, la zona in molti suoi settori è in piena trasformazione, nel cuore della Goutte d’Or sono nati studi di designer e stilisti, la Brasserie Barbes e il rinnovamento dello storico cinema Luxor, uno dei cinema più antichi al mondo, hanno ridato lustro a una zona disertata dai turisti, perché dunque ignorare in nome di un non ben definito anti-razzismo (in nome di chi? Fra quelli che han firmato la petizione della Chapelle, la maggior parte  sono di origine straniera, indiana, pakistana, africana e asiatica) questi fenomeni negativi che stigmatizzano il quartiere? Per davvero proteggere i diritti dei migranti da un poker d’assi del Front National alle legislative (anche se poco probabile, visto lo stato di sbando in cui si trova attualmente il partito) non sarebbe più saggio prendere in conto questo tipo di disagi, isolando gli elementi perturbatori secondo giustizia, ascoltando la protesta cittadina, valutandone la veridicità, senza caricaturizzarla, come diversi media stanno già facendo in queste ore?

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here