Oradour sur Glane fu rasa al suolo dalle SS, i suoi abitanti vennero massacrati dalla furia nazista. Di fronte a un’estrema destra ormai priva di complessi riguardo al suo passato petenista, Emmanuel Macron ha deciso di recarsi nel borgo-martire per onorare i caduti. 

In un silenzio carico di commozione, Emmanuel Macron si è recato in visita a Oradour sur Glane. L’intento simbolico è chiaro: marcare la differenza fra una politica democratica e l’estrema destra lepenista, le cui posizioni revisioniste riemergono puntualmente, come nel caso dell’infelice dichiarazione di Marine Le Pen a proposito della « Rafle du Vel d’Hiv » la deportazione in massa di tredicimila Ebrei francesi, prima confinati nel Velodromo d’Inverno, nei pressi della Tour Eiffel, poi spediti nei campi di sterminio in Germania.

La Le Pen, nel corso di un’intervista radiofonica trasmessa qualche settimana fa, disse che « la Francia non era responsabile della « Rafle du Vel d’Hiv », scatenando così l’indignazione di milioni di persone.

Il leader di “En Marche” non ha dimenticato quelle dichiarazioni e ha scelto così, nell’ultima settimana prima della sfida finale con il Front National, di effettuare una trasferta a Oradour sur Glane. Pochi, all’estero, conoscono la storia terribile di questo borgo della regione di Limoges: il 10 giugno 1944, la divisione SS Das Reich fa irruzione nel villaggio, in cerca di partigiani, galvanizzati dal recente sbarco in Normandia che stava determinando l’esito della guerra in favore degli Alleati.

Per rappresaglia, i tedeschi riuniscono tutti gli abitanti di Oradour sulla piazza principale del paese, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra.

I primi sono condotti in piccoli gruppi all’interno di capannoni abbandonati e granai. Gli SS sparano alle gambe, poi cospargono i feriti di paglia e appiccano il fuoco. La maggior parte delle vittime muore arsa viva. Una sorte altrettanto atroce viene riservata alle donne e ai bambini: vengono rinchiusi nella chiesa, dove gli aguzzini hanno sistemato sotto l’altare una cassa contenente del gas asfissiante. La cassa esplode, la chiesa si trasforma in un rogo gigantesco. Il calore che si sprigiona è talmente forte che la campana di bronzo del campanile cade al suolo per metà liquefatta. Si salvano solo una donna, Marguerite Thurmeaux, e cinque giovani uomini fra cui Robert Hébras ancora oggi impegnato a trasmettere alle giovani generazioni la sua toccante testimonianza.

Il villaggio è rimasto così come nelle ore seguenti al massacro e alla distruzione: lungo le vie deserte si ergono le  rovine carbonizzate delle case e degli edifici pubblici, le carcasse d’auto annerite giacciono sulla piazza, come un monito per le generazioni future.

Emmanuel Macron ha sentito il dovere di recarsi in visita. Per non dimenticare. Gesto necessario in un momento in cui il Front National sta riuscendo trionfalmente nell’intento di « dediabolizzare » il suo passato autoritario e filo-fascista, fino a far dire ieri, al candidato al primo turno Nicolas Du Pont Aignan, ora alleato della Le Pen, che il partito di estrema destra «si iscrive nella tradizione repubblicana gaullista ».

Siamo ormai a anni luce dai tempi dell’appello di Radio Londra. Di fronte al fracasso di una politica sfigurata da opportunismo e demagogia, il silenzio delle rovine di Oradour sur Glane rimette i valori nel giusto ordine.

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