Sembrano finiti i tempi in cui le modelle del leggendario YSL indossavano con eleganza gli smoking, sigaretta tra le mani e cappello sulle ventitré, con lo sguardo fiero di chi sfida secoli di dittatura maschilista e patriarcale per emanciparsi attraverso la moda. Lontani i tempi in cui il geniale créateur nato ad Orano, in Algeria, dava spazio alla bellezza femminile in tutte le sue espressioni e le sue forme, portando per primo sulle passerelle, modelle di colore e modelle asiatiche. Lontani i tempi in cui l’arte, quella con la A maiuscola, ispirava le sue collezioni: da Mondrian a Matisse, da Van Gogh a Picasso. Lontani anche i tempi in cui la sua musa si chiamava Catherine Deneuve, autentica e splendida icona dell’emancipazione femminile, la « Belle de jour » che firmò con coraggio il « Manifesto delle 343 salopes » (Manifesto delle 343 puttane), redatto da Simone de Beauvoir e pubblicato nel 1971 dal Nouvel Observateur. L’elenco recava le firme di 343 donne, tra cui la Deneuve, che dichiaravano pubblicamente di aver fatto ricorso all’aborto, allora illegale e fortemente sanzionato, per scuotere l’opinione pubblica sull’urgenza di una legislazione sul tema.

Saint Laurent, grande amico della Deneuve e di tutte le donne, è scomparso nel 2008 e quei tempi rivoluzionari sembrano ormai estinti da un po’. Ne è una prova il nuovo manifesto pubblicitario, visibile ovunque a Parigi, che nel giorno dedicato ai diritti femminili offusca l’immagine della maison con una fotografia francamente di pessimo gusto.

Una modella dal fisico anoressico, una posa che suggerisce sottomissione e umiliazione: tutti gli elementi del cliché contribuiscono ad azzerare ogni sforzo per eliminare il concetto della donna-oggetto.

Sui social network, una pioggia di tweet al vetriolo si è abbattuta sull’immagine pubblicitaria di YSL, sotto l’hashtag #YSLretiretapubdégradante. Né il nuovo giovane direttore artistico Anthony Vaccarello, né altri rappresentanti della casa di moda si sono pronunciati sulla polemica, barricandosi nel silenzio. Buon 8 marzo a tutte.

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