La campagna presidenziale continua come una corsa a ostacoli fra gli scandali. 

Il candidato del maggiore partito d’opposizione accusa il presidente della Repubblica di volergli sbarrare la strada dell’Eliseo fabbricando complotti e menzogne. L’altra sera, in diretta televisiva, François Fillon, ha denunciato l’esistenza di centrali segrete, nelle stanze del potere, dedicate alla raccolta d’informazioni per screditare gli avversari. Accusa che François Hollande ha ovviamente respinto con sdegno, ribadendo l’indipendenza della magistratura – che ha incriminato Fillon per il falso impiego della moglie Penelope retribuita con soldi pubblici – e della stampa, che ha rivelato la vicenda, corredandola di altri particolari imbarazzanti, dai 50mila euro ricevuti in prestito da un amico ai costosissimi vestiti pagati da un altro amico, non si sa bene in cambio di che.

Quella che Fillon, ex primo ministro, definisce “macchina del fango”, ha comunque il motore sempre su di giri nel corso delle campagne presidenziali e in generale nella politica francese.

Una lunga serie di scandali, calunnie, sospetti mai chiariti ed eliminazioni di favoriti dalla corsa all’Eliseo provocate appunto dalle rivelazioni : dai diamanti di Bokassa “omaggiati” a Giscard d’Estaing alla notte al Sofitel di Dominique Strauss Kahn, dai falsi attentati agli attentati falliti, per citare i piú casi piú noti. Lo stesso Fillon é arrivato a ricordare il suicidio del primo ministro di Mitterand, Pierre Beregovoy, infangato peraltro anche lui per una storia di prestiti amichevoli. Destra e sinistra si sono sempre rimpallate le accuse e anche questo, in un certo senso, fa parte della logica di alternanza al potere.

Ma oggi ci sono altre forze in campo, direttamente interessate all’implosione dei concorrenti : il Front National di Marine Le Pen e il movimento En Marche di Emmanuel Macron, non casualmente principali favoriti anche per effetto di scandali e miasmi, al punto che qualche amico di Fillon ricorda il periodo in cui Macron era al ministero dell’economia, il luogo in cui si possono osservare le dichiarazioni fiscali di tutti, candidati compresi.

La vicenda rischia quindi di allargare ancora di piú il solco fra istituzioni e cittadini. Il sondaggio piú attendibile sembra quello sull’altissima percentuale di elettori che diserteranno le urne oltre a quelli che, sopratutto giovani, voteranno per il Front National. La crisi delle istituzioni potrebbe diventare crisi istituzionale, con conseguenze imprevedibili, se trovassero credito le voci di “valutazioni” delle condizioni giuridiche per rinviare le elezioni. Fillon, sempre piú in caduta nei sondaggi e sotto scacco, potrebbe decidere di gettare la spugna, sopratttutto dopo l’incriminazione della moglie per gli stessi reati. Dovrebbe farlo in modo da offrire appunto il diritto dei Républicains di trovarsi un altro candidato in tempo utile. Non é nemmeno escluso – dopo la sconfitta dell’ex premier Valls alle primarie del partito socialista – il rientro in corsa del presidente Hollande, libero da impegni di lealtá verso il suo ex premier e politicamente in disaccordo con l’ala vincente che sostiene il radicale Hamon.

Fantapolitica? Molto probabilmente si, ma di questo si parla negli ambienti ben informati di Parigi. C’é una parte di establishment rassegnata alla sconfitta di Fillon. Un’altra che é giá saltata sul carro di Macron, pur con qualche riserva sul suo livello di esperienza. Un’altra infine che sta organizzando la riscossa, con tutti i mezzi.

Massimo Nava

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