Ancora un colpo duro per il candidato dei repubblicani: il Canard Enchainé rivela nuovi scandali, torna il fantasma della Françafrique e incombe la mano di Putin. 

La scure della giustizia sta per abbattersi sul candidato di destra, mentre Marine Le Pen, sebbene non presenti una figura immacolata e ignori semplicemente il confronto con giudici e inquirenti, si frega le mani gongolando.

Due nuovi affaires scuotono i Repubblicani e il loro favorito. Il canard Enchainé, nella sua edizione di oggi, rivela che l’ex Primo Ministro francese avrebbe messo in relazione nel 2015 uno dei clienti della sua società di consulting, la famosa 2F Conseil, con il presidente russo Vladimir Putin e l’amministratore delegato della Total, Patrick Pouyanné. Il cliente in questione sarebbe il businessman libanese Fouad Makhzoumi, proprietario della « Future Pipe Industries ». Per questo « incontro privilegiato » Fillon avrebbe intascato 50.000 euro.

Mentre i giornali si agitano su questo nuovo affare, rimane ancora da risolvere l’enigma Robert Bourgi, l’uomo dell’ombra che avrebbe firmato alcuni assegni in favore del candidato repubblicano per l’acquisto di capi di alta sartoria. I « regali » ammonterebbero a 48.500 euro. Quale scambio di favori si cela dietro a questo montante?

« Il diavolo veste Arnys » verrebbe voglia di dire, ammirando lo stile impeccabile di Fillon vestito degli smoking della prestigiosa e esclusiva sartoria parigina. Ma l’apparenza glamour potrebbe nascondere qualche segreto ben confezionato anch’esso, al fine di corrompere definitivamente l’immagine del candidato già sommerso dagli scandali.

Di Robert Bourgi si parla, anzi, si sussurra, da anni, nei corridoi del governo dove circolano ministri legati in qualche modo agli interessi africani della Francia. Bourgi è dunque una figura essenziale, da decenni, nelle dinamiche della France-Afrique, di cui abbiamo già raccontato qualcosa qui.

Fu Bourgi, nel 2011, ad accusare dalle pagine del Journal de Dimanche l’ex presidente della Repubblica Chirac e il suo Primo Ministro Dominique de Villepin di aver ricevuto finanziamenti occulti da parte di Omar Bongo Ondimba, presidente del Gabon, di Abdoulaye Wade, ex presidente del Senegal e del figlio  Karim, di Blaise Compaoré, ex presidente del Burkina Faso, dell’ivoriano Laurent Ggabo, del congolese Denis Sassou Nguesso e di  Teodoro Obiang Nguema, presidente della Guinea equatoriale. Anche Alain Juppé, ex ministro degli affari esteri e candidato alle primarie repubblicane di quest’anno, fu messo in causa, esattamente come, qualche giorno dopo, Jean Marie Le Pen. L’avvocato Robert Bourgi disse di aver personalmente trasportato le valigie di denaro liquido consegnate dai capi di stato africani e destinate alle massime istituzioni francesi. Per quale ragione quindi, oggi, Bourgi finanzierebbe in maniera occulta Fillon? Il mistero rimane fitto e non accenna per ora a sciogliersi, cosa si sta sciogliendo invece, in maniera inesorabile dentro al pantano della delusione politica, è la fiducia degli elettori.

Eva Morletto

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