Fillon, candidato dei Repubblicani, accusa i giudici di “assassinio politico”. Marine Le Pen ignora volontariamente la convocazione giudiziaria per parlare dei fondi europei finiti nelle tasche del suo partito. In Francia, tra candidati e giudici, è guerra aperta. La riflessione di Massimo Nava.

Per quanti (e sono molti) pensano che indagare sulla corruzione politica sia un intralcio alla democrazia, un attentato all’esercizio delle funzioni pubbliche e un’invasione di campo in oltraggio al principio di separatezza dei poteri (onore al mai troppo letto Montesquieu) sarebbe bene dare un occhio alle vicende francesi. Il candidato del centro destra per le presidenziali di aprile, François Fillon, fino a un mese fa principale favorito e quasi sicuro vincente, si ritrova formalmente incriminato per la vicenda del falso impiego della moglie come assistente parlamentare retribuita, ma assente. Lui dice che trattasi di errore, non di reato, chiede scusa, ma non si ritira dalla corsa. Ma intanto i sondaggi crollano, qualche amico si defila, il partito perde pezzi e alleati. Adesso, il favorito per affrontare Marine Le Pen (sempre in testa nei sondaggi) é Emmanuel Macron, candidato del centro sinistra, ma tanto lontano dal partito socialista da raccogliere consensi anche al centro e a destra. Marcia vittoriosa, salvo sorprese, scandali, imprevisti ed errori di casting.

La conclusione? Non c’é alcun dubbio che l’inchiesta giudiziaria stia condizionando pesantemente la campagna elettorale, peraltro con il rischio che elettori delusi da Fillon confluiscano nel Front National, aumentando cosí le possibilitá della bionda Marine. Se le cose volgessero al peggio per la Francia e per l’Europa, qualcuno potrebbe puntare il dito contro i giudici e contro i giornalisti?

Ma di chi é la responsabilitá? Della magistratura che indaga e fa il proprio dovere? Della stampa che ha rivelato affari che Fillon non ha potuto smentire? O di Fillon che si é candidato con uno scheletro nell’armadio, nella convinzione che una prassi comune (l’impiego di parenti come assistenti parlamentari) non fosse un ostacolo alle sue ambizioni, ma un semplice “onestissimo” peccato veniale?

Questa storia di Penelope Fillon, assunta “a sua insaputa” non ricorda nulla?

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