Dalla Francia, una storia originale per celebrare la Giornata Mondiale della Radio

« Epron, villaggio della radio ». Ecco il curioso cartello che appare ai visitatori all’entrata di questo grazioso villaggio del Calvados, popolato oggi da circa duemila abitanti.  Altri indizi, come una caccia al tesoro, forniscono una serie di indicazioni per meglio comprendere la storia del paese. Innazitutto, c’è una via RTF, dedicata alla Radio Televisione Francese. E poi una piazzetta dedicata a Jean Nohain, un presentatore tv che ebbe il suo momento di gloria nell’immediato dopoguerra. E ancora una piazza che reca il nome di Francis Bernard, giornalista della RTF.

Se si sorvola il centro con un drone, si può poi osservare che Epron ha la sorprendente forma di una lampadina. Nella giornata che l’Unesco ha deciso di dedicare a questo formidabile mezzo di comunicazione, la storia a lieto fine di Epron illustra meglio di mille discorsi, l’utilità e il ruolo fondamentale che la radio ha avuto in mille iniziative solidali.

Le cose erano cominciate malissimo, con la pioggia di bombe che la guerra aveva versato su tutto il Calvados, uno dei dipartimenti francesi più martoriati dal conflitto. In alcune guide di viaggio antecedenti la Seconda Guerra Mondiale, volumetti color seppia che si acquistano dai bouquinistes sul lungosenna a Parigi, sono citati dei villaggi che semplicemente, in quei giorni terribili, sono stati cancellati dalla faccia dalla terra. Epron avrebbe fatto parte della lunga e triste lista se due giornalisti, Jean Nohaine e Francis Bernard, non fossero passati di lì nel ’48 per seguire la competizione ciclistica del Tour de France. Gli occhi attenti sulle performance delle due ruote, i giornalisti non poterono evitare di constatare che il paesaggio della Normandia, tre anni dopo la fine delle ostilità, era ancora un campo di rovine. I paesi non erano stati ricostruiti, migliaia di famiglie vivevano in alloggi di fortuna, le macerie onnipresenti conferivano al tutto un aspetto di desolazione. Cosa potevano fare i giornalisti, col loro microfono e la loro notorietà?

Via radio, Nohaine e Bernard fecero un appello: invitarono tutti i cittadini francesi a donare i vecchi biglietti da cinque, dieci o venti franchi per la ricostruzione di uno dei villaggi distrutti, tirato a sorte fra dieci borghi ancora in rovine. Il pubblico aderì in massa. Alla Gaité Lyrique a Parigi, dove avvenne il tiraggio a sorte, si pronunciò il nome di Epron. Sei mesi più tardi, il 5 giugno del 1949, il ministro della Ricostruzione arrivava sulla piazza del paese per inaugurare il cantiere, insieme al sindaco e a qualche personalità. Furono così ricostruite una ventina di case, l’orfanotrofio, la chiesa e la scuola. All’epoca il villaggio contava un centinaio di abitanti, tutti ritrovarono un alloggio confortevole grazie all’iniziativa radiofonica. Good vibes, onde positive, è il caso di dirlo!

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