Il Penelope Gate rischia di essere fatale per François Fillon. A trarne vantaggio c’è certamente l’outsider Emmanuel Macron. 

La posizione di Fillon peggiora di ora in ora. Le dichiarazioni rilasciate alla Procura Finanziaria dal candidato repubblicano favorito alle prossime elezioni presidenziali francesi non sembrano convincere gli inquirenti e la situazione per François Fillon e la moglie Penelope diventa sempre più delicata. Ora pare che Penelope Fillon non avesse nemmeno una mailbox all’Assemblea, né un badge, com’è d’obbligo per ogni assistente parlamentare. I salari percepiti per l’impiego fittizio della moglie raggiungerebbero i 900.000 euro, e non 500.000 come annunciato all’inizio dal Canard Enchainé. I portavoce di destra si dibattono in una missione da apologeti che ha del patetico. Ieri uno di loro, il deputato Dominique Bussereau, ha affermato che « se si continua con queste accuse allora si dovrà impedire ai macellai e ai fruttivendoli di impiegare la propria moglie in negozio », come se fruttivendole e macellaie fossero retribuite con stipendi faraonici attinti ai denari pubblici. Da questo « pasticciaccio brutto » alla Gadda, chi ne sta traendo un solido vantaggio è senza dubbio l’outsider Emmanuel Macron, ex ministro dell’economia del governo Hollande ora in corsa verso l’Eliseo col suo movimento « En marche ». Macron sta piacendo a tutti, sondaggi in primis: agli imprenditori del CAC 40, ai socialisti delusi da Hollande, a quelli spaventati dalle idee troppo a sinistra di Benoit Hamon, persino ai giovani di destra che non si riconoscono nell’elitismo di Fillon e nel ripiegamento autarchico profetizzato dalla Le Pen. Macron innova, quindi « interessa, destabilizza e disturba » come dice l’analista politico Alain Duhamel. Secondo quest’ultimo il candidato sarebbe « una sorta di start-up nell’universo politico francese ». E la start-up Macron al pubblico piace. Macron è un seduttore, è giovane, estremamente colto e brillante, ha una visione moderna dell’economia e delle sue dinamiche, propone protezioni sociali e tutele per chi assume iniziative imprenditoriali, vuole rendere più flessibili le relazioni fra aziende e dipendenti. Malgrado il suo ruolo di ministro per il governo socialista, ha avuto la doppia abilità di lasciare Hollande senza apparire come un traditore e di presentarsi a capo del movimento « En marche » come simbolo del rinnovamento, rappresentando così una figura moderna in un tessuto politico logoro. Fra coloro che si schierano in favore di Macron, ci sono molte donne responsabili di piccole-medie imprese private o di incarichi manageriali all’interno di grandi aziende. Perché dunque Emmanuel Macron piace così tanto, pur non avendo ancora – qui si concentra la critica più aspra nei suoi confronti- presentato un vero e proprio programma politico? Sandrine ha 47 anni e gestisce una società di e-commerce di successo: « Quattrocento esperti stanno finendo di elaborare il programma che dovrebbe prevedere all’incirca trecento nuove misure » spiega Sandrine, che da quando Macron si è lanciato in campagna, fa parte di un comitato di quartiere a Parigi impegnato nel sostegno del candidato. « Molto importanti sono i cambiamenti nel settore impiego e lavoro, dove Macron auspica una maggiore flessibilità negli accordi fra sindacati e patronato; questi non debbono stagnare nei dogmi di categoria ma si possono adattare a seconda dell’ubicazione dell’impresa, delle sue necessità logistiche, dell’età degli impiegati. Rispetto a questi ultimi per esempio, la proposta sarebbe quella di lavorare più ore se si è più giovani, con necessità di esperienza e di formazione, e meno una volta superati i 50 anni » Molte imprese francesi infatti, denunciano da anni la rigidità delle regole, spesso stridenti con le reali esigenze delle aziende. Continua Sandrine: « Il sussidio di disoccupazione per gli imprenditori individuali e gli indipendenti in generale è una misura che mi interessa particolarmente. Ho lasciato il mio impiego in una grossa società dove per molti anni mi sono occupata di marketing, e mi sono letteralmente buttata nell’avventura dell’e-commerce. Ho rischiato. Ma oggi non vi è nulla per « premiare » chi rischia con l’iniziativa personale. Se si perde non si ha nulla, nessuna protezione. Idem per le pensioni. A parità di guadagno, un lavoratore dipendente dalla stessa azienda per anni, ha decisamente maggiori garanzie rispetto a un indipendente, o a qualcuno che ha avuto diversi impieghi con statuti differenti. Ma oggi il mondo del lavoro è questo. C’è più precarizzazione, le persone non restano con lo stesso impiego vita natural durante. La legislazione deve adattarsi a questo processo senza penalizzare i lavoratori indipendenti, sempre più numerosi » .

Caterina è invece italiana, è responsabile di studi per una struttura che si occupa di dibattiti cittadini, non ha diritto di voto come ancora  tutti gli stranieri residenti in Francia, ma da quando è apparso Macron sulla scena politica e nella corsa all’Eliseo, ha deciso di dedicare parte del suo tempo al sostegno del giovane candidato. “Cosa mi ha conquistato è il metodo. Il movimento « En marche » è un autentico laboratorio di idee, un workshop continuo. La strategia politica si basa su proposte concrete, non strumentalizza le paure e il pathos, come stanno facendo i partiti populisti. È un approccio molto moderno, innovativo. Siamo divisi in comitati. Ogni comitato elabora diverse tematiche, ogni aderente è invitato a partecipare, un questionario e un voto per il consenso permettono di  finalizzare la proposta. Questo spirito partecipativo è molto importante ed è alla base stessa delle idee politiche di Macron in tutti i settori. Macron vuole ridare peso e responsabilità a chi è in prima linea, sia nell’educazione, dando maggiore potere decisionale ai professori, sia nella salute pubblica, sia nel mondo del lavoro».  Sandrine aggiunge: « in Francia si era sempre parlato di « égalité des droits » (uguaglianza di diritti), tutti devono avere l’accesso agli stessi diritti, il problema è che non tutti partono dalla stessa « base », non tutti godono alla nascita delle stesse condizioni che possono dirigerli verso la presa di coscienza su questi diritti. Macron ha introdotto in questo contesto l’idea dell’ « égalité des chances » (uguaglianza delle possibilità), proponendo più risorse a chi ha condizioni  sfavorevoli in partenza – un esempio concreto: le scuole nelle zone difficili- tutti potranno posizionarsi sulla stessa linea di partenza, è rivoluzionario! ». Nella piccola riunione in un bar di quartiere nel popolare ventesimo arrondisement parigino, per parlare del leader di « En marche » c’è anche Bouchra, franco-marocchina, dipendente presso il Ministero dell’Economia. Bouchra, alla testa di uno dei comitati, ha seguito i passi di Macron fin dall’inizio, quando è stato nominato Ministro. « È sempre stato efficiente, concreto e propositivo. Cosa mi ha convinta? La sua visione aperta e positiva sull’Europa. Le bandiere europee sventolano ai suoi meeting. L’Unione Europea e la necessità della solidità e della compattezza dei Paesi membri sono un punto fermo nella sua visione politica. Macron ha capito benissimo che senza l’Europa siamo un vascello alla deriva. Mi piace la sua apertura, il suo proiettarsi verso il futuro. Io sono franco-marocchina e ho apprezzato quando si è opposto alla proposta del governo Hollande di togliere la doppia nazionalità ai criminali legati alle filiere terroriste. Era una misura assolutamente inutile e potenzialmente pericolosa, che esasperava gli animi senza portare nulla di vantaggioso alle strategie finalizzate alla sicurezza nazionale. »

Macron l’outsider ha così conquistato molti Francesi. Fillon cerca di uscire dalla tempesta ma non è detto che ci riesca e fra i Repubblicani, nuovi nomi possibili vengono già enunciati per una candidatura alternativa. Cosa succederà? Una cosa è sicura: fino a maggio non saremo al riparo dalle sorprese. Come diceva Antonio Machado: « non vi è cammino, il cammino si fa…camminando ». En marche, dunque.

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