Sono state una fiammata di fiducia e passione politica le primarie del centro destra francese che hanno segnato il trionfo di François Fillon e posto una seria ipoteca sulle elezioni presidenziali di primavera. Poi il grande freddo ha “gelato” anche gli entusiasmi e rimesso tutto in discussione. FIllon ha ovviamente il favore dei Republicains, ma non é ancora riuscito a mobilitare le folle, a conquistare il decisivo voto giovanile, a recuperare parte dell’elettorato di Marine Le Pen, insomma a innescare la dinamica elettorale del favorito, cioé del candidato con un profilo e un programma ben definiti che tuttavia comincia a pescare consensi in tutte le direzioni. Il principale outsider, Marine Le Pen, prosegue invece la corsa. Il Front National resta il primo partito di Francia, sfrutta il momento favorevole del “trumpopulismo”, il cambio di sensiibilitá popolare nei confronti dell’Europa, dell’immigrazione, della problematica terrorismo/sicurezza, dei valori e dell’identitá nazionale, dell’onda lunga della Brexit.
La probabile finale Fillon/Le Pen avrebbe un esito scontato. Ma non é affatto scontato che siano questi i finalisti al secondo turno. LA “sondaggite” e le bolle mediatiche alimentano la confusione e l’incertezza. Le primarie del partito socialista, in corso in queste settimane, hanno per ora moltiplicato i candidati e confermato la drammatica impressione di un partito alla deriva, in caduta di consensi, incapace di sciogliere vecchi nodi ideologici, prigioniero di rivalitá personali e paradossalmente orfano dei pezzi da novanta – Hollande, AUbry, Royal – ormai fuori corsa.
L’ex premier Manuel Valls, dato per favorito, é invece in difficoltá. LA sinistra interna si lacera fra Montebourg e Hamon. La sinistra in generale guarda a Jean Luc Melanchon, il vetero comunista in grado di catturare tutti gli scontenti di Francia, i ceti popolari piú sofferenti e forse anche l’unico in grado di fare concorrenza al Front National.
In questo quadro, i candidati con un profilo forte e ben identificato – Fillon, Le Pen, Melanchon – finiscono per lasciare una prateria al centro dell’elettorato. Il che aumenta l’incertezza e apre dinamiche nuove per chi riuscirá a muoversi con abilitá in quest’area : l’eterno Bayrou, il centrista cattolico, o Emanuel Macron, l’ex banchiere, l’ex socialista, l’ex ministro dell’economia di Hollande.
Quest’ultimo é in netta crescita di consensi e potrebbe rappresentare la vera sorpresa, anche perché a lui cominciano a guardare le truppe deluse del partito socialista, i centristi senza partito e una parte dei moderati che temono la deriva di destra di Fillon. Bolla mediatica o nuova stella?
Staremo a vedere. Il giovane Macron ha talento e buona stampa, piace ai giovani e rappresenta in qualche modo una di quelle novitá di cui la politica é sempre assetata. Salvo dissetarsi, secondo tradizione francese, con i vecchi cavalli di razza che sembrano nuovi.

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