« Il Pescatore » di De André? Abita nella valle della Roja e aiuta i migranti. 

« Non si guardò neppure intorno, ma versò il vino e spezzò il pane a chi diceva ho sete, ho fame » Sono le parole bellissime del « Pescatore » di De André, e chissà cosa penserebbe oggi, il grande Faber, chissà se scriverebbe una nuova canzone, sapendo che non troppo distante dalla sua Genova, nella valle della Roja, un giovane contadino rischia la galera per aver fatto esattamente ciò che aveva fatto il suo pescatore. E pensare che quelli a cui Cedric Herrou, 37 anni, ha offerto soccorso e alloggio, non sono nemmeno assassini, ma migranti, spesso minorenni.

Col furgoncino con cui di solito distribuisce uova, olio e « tapenade », la deliziosa pasta d’olive provenzale, Cédric ha trasportato i migranti bloccati a Ventimiglia per aiutarli a passare la frontiera, li ha assistiti, nutriti, ha curato i feriti, ha consolato i bambini. Lo ha fatto naturalmente senza chiedere un soldo, solo per quel « devoir citoyen » che ci rende tutti un po’ meno numeri e un po’ più esseri umani. Cédric, in ottobre, ha poi « preso in prestito » un edificio abbandonato delle ferrovie a Tenda, vi ha sistemato una sessantina di migranti, per fornir loro un tetto. È stata l’azione di troppo per le autorità. Gendarmi e prefetto hanno fatto la loro comparsa nel cortile del capannone e ora Cédric rischia il carcere. La sentenza verrà rilasciata il 10 febbraio. Il procuratore di Nizza Jean-Michel Priest ha domandato 8 mesi di carcere, il sequestro dell’auto e 30 mila euro di multa.

L’accusa? Aver facilitato l’entrata sul territorio nazionale di duecento clandestini, e aver organizzato il campo d’accoglienza abusivo di Tenda. Se la giustizia e i politici locali lo vedono come il fumo negli occhi – Christian Estrosi, presidente della regione ha bollato i cittadini della valle del Roja responsabili di aiutare i migranti come degli « irresponsabili » – Cédric Herrou è presto diventato per il pubblico un eroe nazionale. I lettori di Nice Matin lo hanno eletto come « cittadino dell’anno » e quando il giovane contadino è finito in tribunale, ad accoglierlo fuori c’era una folla esultante. « Non potevo assistere a questo dramma senza fare nulla » avrebbe detto al giudice, assumendosi pienamente tutta la responsabilità dei suoi atti.

Cédric non è il solo ad aiutare i migranti nella valle della Roja, ormai definita dai media francesi « la valle dei disobbedienti ». Nel piccolo borgo di Saorge sono ospitati trenta migranti su trecento abitanti. Pierre Alain Mannoni, professore all’università di Sophia-Antipolis ha subìto la pena di sei mesi con la condizionale dopo essere stato arrestato sull’A8. In macchina con lui c’erano tre ragazzi eritrei che Pierre Alain stava aiutando ad arrivare a una stazione sulla costa. Altri abitanti della valle sono in attesa di processo con le stesse accuse: aiutare i migranti a passare la frontiera e fornire loro assistenza. Mentre Eric Ciotti, deputato locale del partito Les Republicains e fedelissimo di Sarkozy tuona denunciando una « falsa generosità », gli abitanti della zona frontaliera continuano imperterriti nella loro missione di solidarietà.

L’associazione « Roya citoyenne », che riunisce i rappresentanti dei borghi della valle, occupa la  prima linea di questa lotta. C’è chi offre coperte, cibo, denaro, c’è chi impartisce  corsi gratuiti di francese. I « disobbedienti » più anziani, ricordano la guerra, quando i soldati tedeschi ordinarono la deportazione degli abitanti di Breil verso Torino, prima che De Gaulle nel 1945 desse l’assalto alla valle con l’operazione « Canard » e l’aiuto del generale Doyen. I vecchi ricordano come, da rifugiati senza mezzi, furono ben accolti dai torinesi, aiutati e confortati. « Abbiamo lo stesso dovere verso questi nuovi migranti che fuggono le guerre» ricordano.

In attesa di sapere se la sentenza sarà più o meno severa nei confronti di Cédric Herrou, quando arrivano i gendarmi, gli abitanti della Roja continuano ad « assopirsi all’ombra dell’ultimo sole, con un solco lungo il viso, come una specie di sorriso ». La, la, la, la, la.

Eva Morletto

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