Cento anni fa, nel 1917, in America nasceva il jazz. Nello stesso anno, la Francia e l’ Europa intera subivano la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Gli USA inviarono sui campi di battaglia francesi 100.000 buffalo soldiers, i soldati afroamericani che l’AEF (American Expeditionary Force)  tollerava a malapena veder combattere a fianco dei soldati di razza bianca. Malgrado l’abolizione della schiavitù, firmata nel 1862, la segregazione dei neri era ancora all’ordine del giorno. Una nota segreta riguardante le truppe di colore fu trasmessa ai Francesi nel 1918. Letta oggi, la missiva fa venire i brividi. Viene ricordato alle autorità militari europee che « un nero è un essere inferiore, e che diverso dovrà essere il modo di trattare i combattenti ». Ad esempio, una banca del sangue a parte venne organizzata per i soldati afroamericani, di modo che il loro sangue non si mescolasse con quello dei bianchi. I fanti francesi si rivelarono invece  molto aperti verso i loro nuovi « brothers in arms » tanto che  molti afroamericani, dopo la fine del conflitto  preferirono non fare ritorno negli USA e rimanere a Parigi. La loro patria li aveva mandati al fronte, ma al ritorno riservava loro le angherie della discriminazione e i linciaggi.

A partire dall’estate del 1917 i soldati di colore vennero mandati nelle trincee dello Champagne, per respingere l’offensiva tedesca in atto. Li chiamavano Harlem Hellfighters, o Men of Bronze, o ancora Black Rattlers. Alcuni  si distinsero per le loro azioni eroiche. Due di loro in particolare, appartenenti al 369esimo reggimento, furono i primi soldati americani a ottenere l’onore della croce di guerra francese. A questi combattenti dimenticati dalla storia, Max Brooks, figlio di Mel Brooks e già autore di “World War Z”, ha dedicato un fumetto un paio di anni fa, titolato appunto “The Harlem Hellfighters”.

Quello stesso 369esimo reggimento fu responsabile di un altro fatto importante, questa volta gioioso, non legato alle atrocità belliche. I soldati di colore portarono in Francia il ragtime, antenato del jazz. A bordo della nave da guerra USS Pocahontas, il 26 dicembre 1917 sbarcò a Brest l’orchestra del 369esimo, diretta dal luogotenente James Reese Europe e composta dai 99 musicisti del Clef Club di New York. Organizzarono concerti in tutta la Francia. Un altro militare di colore, Eugene Bullard, portò nello stesso momento  un contributo essenziale alla storia del jazz oltralpe. Fu il primo pilota nero ad aver combattuto durante la Grande Guerra. Ferito nel corso della battaglia sulla Somme, Bullard integrò una scuola di pilotaggio e formò una squadriglia di caccia. Dopo la guerra, diventò batterista jazz e aprì un club a Pigalle, dove venivano regolarmente invitati talenti quali Josephine Baker e Louis Armstrong. Il nome del locale? « La squadriglia ». Figlio di uno schiavo della Martinica, Bullard ha avuto un’esistenza degna di un romanzo. Insignito della legione d’onore per il coraggio dimostrato in guerra, amico di personaggi celebri, il pilota, batterista e boxeur terminò la sua esistenza in povertà, come addetto all’ascensore del Rockefeller Center a New York. Gli eroi dovevano essere solo bianchi, in pochi gli perdonarono il fatto che per tutta la vita, avesse smentito con le sue azioni questo dogma. La fusoliera del suo aereo recava la scritta « all blood runs red ».

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here