168 sindaci furiosi firmano una lettera aperta indirizzata al sindaco di Parigi per riaprire alle auto una parte del lungosenna, che Anne Hidalgo ha fatto interamente pedonalizzare. Eppure conciliare ecologia, efficienza e buon senso sarebbe possibile (e auspicabile)

Cari italiani, se venite a Parigi, Nike o bicicletta

Non é l’inferno di Dan Brown, ma poco ci manca. E proprio a Natale. Nonostante che – causa terrorismo – il turismo sia in calo e gli stessi parigini si muovano appena possono di meno – il traffico automobilisfico é terribilmente aumentato, anche perché gli stessi Parigi, per motivi di sicurezza, appena possono evitano il metrò.

Ma la causa vera è un’altra. I parigini la stanno scoprendo a poco a poco, mentre l’hanno giá scoperta, con disperazione, i francesi della periferia, quel milione di impiegati, commercianti, artigiani e insomma pendolari che ogni giorno raggiungono la capitale.

E’ presto detto. Con furore ideologico/ecologico degno di miglior causa, la municipalitá rosso verde di Parigi – in testa, il sindaco Anne Hidalgo, pare beccata recentemente da un radar per eccesso di velocitá – ha da tempo deciso di chiudere i quais lungo la Senna, cioé le grandi arterie di scorrimento lungo il fiume, concepite all’epoca di Pompidou, quando  il traffico e le esigenze di mobilitá non erano quelle di oggi. In pratica, i percorsi che attraversano la cittá da est ad ovest, i collegamenti con gli aeroporti e le periferie sono stati dimezzati.

Il nobile intento – una cittá piú vivibile, aria pulita, qualitá della vita, spazi per pedoni e ciclisti – si é tradotto in giganteschi ingorghi, aumento in superficie di scarichi e inquinamento, ritardi e disservizi, soprattutto a spese di utenti di taxi e mezzi pubblici.

Passi per la chiusura della riva sinistra, decisa ormai da due stagioni. Ma la sindaca ecologica adesso sta attaccando la riva destra, buttando via anche i tunnel sotterranei che permettevano lo scorrimento dalle parti del Louvre.

Traffico e inquinamento a parte, varrebbe la pena di dare uno sguardo ai quais pedonalizzati, nei giorni feriali e invernali. Qualche giovane fa ginnastica, qualcuno jogging, qualcuno corre in bicicletta o fa correre il cane. Deserto urbano, deferissimo la sera. Chiusi, ovviamente, la maggior parte di bar e baracchini di bevande, concepiti come ritrovi all’aperto. Per pattinatori e jogger é la festa! Ma il resto della popolazione? Giusto limitare il traffico, ridurre l’inquinamento, ma il prezzo non possono essere la paralisi economica e fisica, a solo vantaggio dei parigini che abitano in centro, si possono muovere a piedi o in bici. Anziani e malati esclusi.

Adesso é arrivata la protesta delle periferie e la rivolta dei comuni limitrofi. La Regione ricorre al tribunale amministrativo e chiede la riapertura. Basterebbe in realtá un po’ di buon senso.

Ad esempio la chiusura sabato e domenica e l’apertura parziale nelle ore di punta, dalle 6 alle 9, dalle 18 alle 20,

Corsie x taxi, biciclette, bus. Ma la periferia non vota. I runners radical chic col loft in centro, sì.

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