La mitica green light del Grande Gatsby 

Il mito del Grande Gatsby palpita ancora sulla Costa Azzurra. È vivo e vegeto e si può rivivere lì, a due passi da quella penetrante « green light » resa immortale dal capolavoro di Fitzgerald. Se il romanzo del grande autore americano trova la sua location tra New York e Long Island, è sulla Riviera francese che è nata l’ispirazione, è qui che lo scrittore ha intinto la penna nell’atmosfera delle feste sfrenate e decadenti, nelle sale e sulle terrazze della Villa Saint Louis, la sua dimora degli Anni Folli. Qui Francis Scott Fitzgerald, capofila di quella leggendaria Lost Generation i cui sogni erano andati in frantumi durante la Prima Guerra Mondiale, trovava rifugio a fianco dell’eccentrica moglie Zelda, prima che la follìa, quella vera, si portasse via quest’ultima inghiottendola nel bianco gelido e immacolato delle cliniche psichiatriche. La terrazza fiorita di bouganvillee in bilico sulle acque turchesi, il molo anni Trenta che apparirà più tardi nella sigla di « Attenti a quei due » con Roger Moore e Tony Curtis, il bar dichiarato Monumento storico che riecheggia ancora delle voci di Picasso e di Rodolfo Valentino, rappresentano un’ancora gettata nel passato, caduta con un tonfo sonoro in quel limbo di genio, creatività e disperazione con la maschera dell’euforia in cui si muovevano gli intellettuali di allora. La « green light » non è altro che il faro della marina di Juan Les Pins, quel fascio di luce verde che accarezza la notte mediterranea da oltre un secolo, immobile nel suo aspetto ieratico. La piccola guida luminosa per pescatori e velisti vacanzieri mai avrebbe immaginato di diventare il simbolo del mito americano naufragato nella disillusione, fra le pagine intense di uno dei romanzi più belli del ventesimo secolo. La « green light » è ancora e sempre li, a solleticare le luci della terrazza di quella famosa Villa Saint Louis, diventata grazie all’ambizione di un aristocratico russo, Boma Estène, l’Hotel Belles Rives. E’ la nipote Marianne Estène Chauvin ad accogliervi ancora oggi quando varcate l’ingresso adornato da splendidi affreschi e stucchi in puro stile Art Deco. Marianne Estène continua a fare del luogo un punto d’incontro di artisti e creativi di ogni genere. Nella sala da pranzo del ristorante La Passagère,  sono i ceramisti di Vallauris a fornire i piatti e le decorazioni. Sempre da Vallauris arrivano i trofei che ogni anno vengono distribuiti ai migliori scrittori nel corso del sempre più celebre Prix Fitzgerald, un evento mondano che permette di rivivere lo spazio di qualche giorno l’atmosfera elettrizzante degli anni scanditi dalle feste di Scott e Zelda. Il mare è lì a due passi, il profumo di salsedine invade la terrazza. La fonte di ispirazione è dunque infinita per lo Chef Yoric Tièche, autore del magistrale menu « Grand Bleu » con la sua sinfonia di sapori iodati a dir poco sorprendente. In « Di qua dal Paradiso » Fitzgerald diceva « Non sono sentimentale… sono romantico. Il fatto è che i sentimentali credono che le cose durino… I romantici hanno una fiducia disperata che non durino. ». Il mito del Belles Rives dura ancora, si è rivelato immortale, con buona pace di tutti i romantici e dei sentimentali.

Eva Morletto

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