La presidente del Front National è stata la prima a congratularsi con Donald Trump.

La prima a felicitarsi è stata Marine Le Pen. « Auguri al nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al popolo americano, libero », l’accento su quel « libero » posto come un complimento agli elettori degli States, capaci secondo Marine di non essere caduti nella  trappola tesa dall’establishment e dalla dinastia Clinton. Con il successo di Trump, il Front National vede confermata l’efficacia della sua strategia politica in Francia. La propaganda della Le Pen mira infatti – esattamente come ha fatto Trump – a distinguere il suo partito dalla  corruzione della politica tradizionale e dai giochi dell’alternanza destra-sinistra sordi alle esigenze reali della popolazione. Come è risaputo si tratta di un ingranaggio ben oliato da tutti i movimenti populisti pronti a strumentalizzare il malcontento di una società esausta da una classe dirigente percepita ormai come troppo lontana dai problemi del ceto medio. Questa società minata dalla crisi e ormai scettica rispetto ad ogni proposta proveniente dai partiti tradizionali, si rifugia nell’ultima speranza,  riposta in chi si presenta come l’ »anti-establishment ». Questa dinamica è il tesoro di cui si sono appropriati Trump, Marine Le Pen e ben altri rappresentanti politici nel mondo intero, una sorta di perfetto fondo di garanzia che garantisce a chi si presenta come « anti-politico » una manna di voti, poco importa le sue gaffe a sfondo razzista o sessista, poco importano i milioni e gli stretti legami col mondo della finanza che non li accomunano esattamente con quel popolo che pretendono rappresentare. Ma tant’è. La prima europea ad avvantaggiarsi  e a sperare di coronare il suo ultimo sogno politico con l’elezione di Trump, è stata proprio la Le Pen, di un ulteriore passo più prossima dell’Eliseo. Questo accadeva mentre il governo francese accoglieva con stupore e sgomento l’elezione del tycoon. Vittima di questo momento in particolare è stato l’ambasciatore francese a Washington, Gerard Araud, che in un tweet poi cancellato aveva scritto: « Après Brexit et cette élection, tout est désormais possible. Un monde s’effondre devant nos yeux. Un vertige. » (« dopo il Brexit e questa elezione, tutto è ormai possibile. Un mondo crolla davanti ai nostri occhi. Una vertigine ».) La frase ha scatenato lo sdegno nella Rete, tanto in America che in Francia. Se in Francia numerosi internauti hanno interpellato il governo per ricordare i doveri di moderazione di un ambasciatore, negli Stati Uniti, la anchor woman di Fow News, Anne Bayefsky è insorta su Twitter con un « Come osa? », acclamata dalla Rete.

Che l’ambasciatore francese non amasse Trump, non era un segreto per nessuno. A giugno, poco prima dell’inizio degli Europei di calcio, Araud criticò duramente Trump sui social network per aver affermato durante un meeting che in Francia le partite sarebbero state annullate a causa della minaccia terrorista. Smentendolo, Araud scrisse in un tweet: « Anche in campagna, i fatti reali devono avere la loro rilevanza ». Lo stesso Hollande ha pronunciato un discorso estremamente prudente dopo l’elezione del nuovo presidente americano, discorso dove si intuivano timori e dubbi per il mandato attribuito al miliardario. « Questa elezione americana apre un periodo di incertezza, che dovremo affrontare con lucidità e chiarezza » ha commentato il presidente, aggiungendo poi che sarebbe stato opportuno valutare se certe posizioni espresse da Trump durante la campagna, potessero essere compatibili con i valori della République: un discorso che non accoglie esattamente con entusiasmo la scelta finale dell’elettorato americano e che fa presagire una collaborazione difficile tra i due Paesi. God bless America. Oggi più che mai.

Eva Morletto

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