Fra le immagini più belle di Doisneau, maestro della fotografia e osservatore di una Parigi diventata icona immortale grazie ai suoi scatti e al suo occhio attento e sensibile sulla società, ci sono senza dubbio i cliché delle donne parigine sedute a un tavolo di bistrot, davanti a un café crème, magari con una lunga sigaretta stretta fra le dita eleganti. Quei ritratti in bianco e nero rischiano tuttavia davvero di diventare roba da soffitta in certe zone dell’area parigina.

In certe zone della periferia di Parigi le donne si trovano ormai obbligate a difendersi e a combattere per i diritti più elementari, come quello di sedersi indisturbate al tavolo di un bar o a camminare per strada vestite secondo i propri desideri senza essere importunate da sconosciuti.

Il quotidiano Liberation in un articolo del 6 maggio firmato da Richard Poirot, racconta come a Aubervilliers sia nata un’associazione di donne che «  militano » per il diritto a sedersi a una terrazza di caffè da sole, senza essere oggetto di battute pesanti o sguardi indiscreti. Qui un estratto del pezzo: «  Da cinque anni, il collettivo « Place aux femmes » milita perché le donne possano accedere ai bar di Aubervilliers (nel dipartimento di Seine-Saint Denis, periferia nord est di Parigi). Ogni quindici giorni a partire dalle 19h00, queste donne si ritrovano ogni volta in un bar diverso della loro città. Sono lì per chiacchierare, confidarsi, ridere e scherzare in un contesto dove la clientela è praticamente solo maschile. Una delle “militanti” confida al giornalista: « Non è sempre facile entrare da sola in un bar del nostro quartiere ». Qualche volta gli uomini hanno addirittura tentato di impedire l’accesso al locale. Oppure i barman hanno ignorato la presenza delle donne, evitando di prendere le ordinazioni.

A Pantin, periferia est di Parigi,  a due passi dagli show room della maison icona di eleganza Hermes, la situazione per le donne non è tanto diversa. Le Parisien, in un articolo pubblicato il 13 luglio e firmato da Aurélie Lebelle, racconta l’apertura del « Pas si loin » un bar dove le donne possono ritrovarsi tra loro senza il timore di essere oggetto di commenti o addirittura insulti. L’autrice dell’articolo riporta le confidenze di alcune ragazze del quartiere, ormai costrette a scegliere con cura ogni mattina il loro abbigliamento per non essere apostrofate per strada.

Apparentemente la giunta comunale è al corrente della situazione, ma per il momento, nessuna soluzione è stata trovata per porre fine al tormento delle donne che abitano nella zona. In questo caso, la causa dei problemi sembra essere stata l’arrivo massicio, nel 2011 e in seguito alla Primavera araba, di centinaia di uomini soli sbarcati dalla Tunisia e venuti a vivere in questo sobborgo, dove già esistevano problemi di spaccio di droga e piccola criminalità.

Aumento del comunitarismo religioso, cultura machista propria dei « caid » (i piccoli capi di quartiere cui fanno riferimento le reclute per lo spaccio di hashish), associazioni nate per favorire l’integrazione sature di richieste e prive di mezzi sufficienti a gestire la situazione, questo mix di fattori si rivela nelle periferie delle grandi città francesi un veleno per la società e per il processo del « vivere insieme » . A farne le spese per prime, ancora una volta, le donne.

 

Eva Morletto

 

 

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