Nell’Alta Marna, ad appena tre ore da Parigi, sta per concretizzarsi un progetto tanto faraonico quanto inquietante: l’ANDRA (Agenzia nazionale per la gestione delle scorie radioattive) avrebbe individuato su qualche migliaio di terreno agricolo il luogo ideale per creare la più grande discarica di scorie nucleari d’Europa.

Il comune prescelto è Bure, cuore di una regione povera dove la la crisi dell’agricoltura  e il conseguente impoverimento della popolazione avevano già operato numerosi danni all’economia e al tessuto sociale. La comunità contadina è totalmente priva di strumenti per reagire a questa decisione governativa  le cui conseguenze suscitano un’estrema inquietudine e un frustrante senso di impotenza.

Nella zona, numerosi villaggi e la campagna circostante subiscono ormai da anni un lento ma inesorabile processo di desertificazione: gli impieghi diminuiscono, i negozi dei piccoli centri storici muoiono soffocati dalla concorrenza della grande distribuzione, i giovani fuggono verso la città, le scuole chiudono per mancanza di studenti e la vita culturale agonizza. In un contesto simile, come difendersi? Come biasimare i sindaci dei vari Comuni dell’area, che, fin da subito, hanno accettato condizioni fino a quel momento rifiutate da numerose altre comunità altrove, in Francia, pur di sollevare le sorti economiche di questa zona depressa? I sindaci hanno visto arrivare l’ANDRA a poco a poco: approfittando della crisi, nel corso di una decina d’anni, l’agenzia ha acquistato più di 3000 ettari di terreno, di cui mille ettari coltivabili, ha contattato centinaia di contadini ridotti sul lastrico proponendo loro di lasciare i propri terreni e di accettare altrove delle parcelle. Secondo alcuni movimenti associativi quali il network Reclaim the Fields, l’Agenzia avrebbe addirittura intralciato l’installazione di impianti per l’agricoltura e reso impossibile il lavoro dei contadini. Questo week end, si sono alzate le barricate alla stazione di Luméville per protestare un’ennesima volta contro il progetto. I giornalisti del magazine Society, in un numero fuori serie comparso l’anno scorso hanno indagato sull’affare intervistando diversi abitanti: “Ci hanno forzato a firmare” ha confidato al giornalista un contadino del posto, Daniel Jean. “se non l’avessimo fatto, a un certo punto avremmo subito un esproprio per ragioni di utilità pubblica”. Sempre Society denunciò nello stesso pezzo come nel villaggio di Bonnet, il sindaco Jean pierre Remmelé, opposto al progetto fu allontanato dal consiglio municipale, che a quanto pare aveva subito importanti pressioni proprio da parte dell’ANDRA. A Bure, le gallerie sotterranee non ci sono ancora ma più di trecento ettari prima coltivati sono già stati trasformati in cantiere. I rappresentanti del collettivo Reclaim the Fields, per resistere, coltivano clandestinamente, negli spazi che ormai appartengono al laboratorio ANDRA: cereali e patate sono piantate lì dove dovrebbero sorgere gli impianti per lo stoccaggio e per il trasporto; i contadini « squatter », occupano la terra, così come nelle città si occupano gli appartamenti sfitti, in una nuova e inedita forma di resistenza.

 

 

Ma il processo  è ormai  inarrestabile: l’autorizzazione per la creazione del sito sarà depositata dall’Agenzia nazionale per la gestione delle scorie radioattive all’inizio del prossimo anno. Il progetto, unico in Europa, si tradurrà in un’opera gigantesca: 30 chilometri quadrati di gallerie sotterranee, a 500 metri di profondità, pronti per accogliere le scorie nucleari, ossia ventimila metri cubi di materiale radioattivo, una minaccia costante che peserà come una spada di Damocle sull’ambiente e sugli abitanti della regione per millenni.All’entrata di Bure, un cartello annuncia: “Bure, città gemellata con Chernobyl, Fukushima e Three Mile Island”.

Nel frattempo, il ministro dell’ecologia Ségolène Royal ha annunciato un prolungamento di dieci anni per lo sfruttamento delle centrali nucleari presenti sul suolo francese, in contrapposizione con la legge di transizione energetica approvata l’anno scorso, che prevedeva un progressivo smantellamento da qui al 2025. Il nucleare francese ha ancora lunga vita davanti a sé, c’é da sperare che gli abitanti di Bure e dintorni possano sperare per gli anni futuri in altrettanta longevità.

Eva Morletto

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